Perché il regime in Iran è così duro a cadere
Se diamo per sedata l’ultima ondata di proteste, quella che Donald Trump non più tardi di un settimana fa aveva promesso di aiutare concretamente, invitando i manifestanti a impadronirsi delle istituzioni, sono nove i moti popolari maggiori che con le buone o con le cattivissime (quasi sempre queste ultime) la Repubblica islamica dell’Iran è riuscita a reprimere senza modificare nulla del suo regime politico negli ultimi diciassette anni.
L’elenco comprende il Movimento verde contro le frodi alle elezioni presidenziali del 2009-2010, la ripresa dello stesso movimento sull’onda delle Primavere arabe fra il 2011 e il 2012, le proteste per il costo della vita fra il dicembre 2017 e il luglio 2018, il Novembre insanguinato del 2019 per l’aumento dei prezzi dei carburanti che si protrasse fino al luglio 2020, le proteste per la penuria di acqua nel Khuzestan nel luglio 2021 che si estesero in un’altra decina di province, le proteste per il pane del maggio 2022, le manifestazioni del 2022-’23 innescate dalla morte in detenzione di Mahsa Amini nel settembre del 2022, arrestata per non aver indossato l’hijab in modo corretto, le centinaia di scioperi del mondo del lavoro nel corso del 2023.
Una resilienza apparentemente inscalfibile
Il regime degli ayatollah è sopravvissuto a ognuno di questi sussulti, come pure al crollo di gran parte dell’“Asse della resistenza”, cioè la rete di governi e combattenti di paesi stranieri che conducevano guerre per procura a vantaggio di Teheran in una mezza dozzina di paesi e territori del Vicino Oriente. La reazione israeliana ai massacri del 7 ottobre 2023 sponsorizzati dall’Iran ha prodotto la caduta del regime di Damasco solidissimo alleato degli ayatollah e la forte degradazione delle capacità militari di Hamas palestinese e di Hezbollah libanese, fino ad allora gioielli della corona e punte di lancia del progetto di obliterazione dello stato di Israele. A ciò si aggiungano i bombardamenti americani-israeliani alle installazioni del programma nucleare nell’estate scorsa, subite senza quasi poter reagire.
Nulla di tutto ciò ha scalfito la resilienza della repubblica islamica, che non ha esitato a uccidere migliaia di contestatori in meno di tre settimane fra il 28 dicembre e il 14 gennaio scorsi, e a snobbare le minacce di Donald Trump tornato alla........
