I disastri della Ue alle nostre industrie recano grandi successi alla Cina
Il babbeume filoputiniano sa a malapena che negli anni ‘90 abbiamo iniziato a delocalizzare le nostre fabbriche in Cina e altrove. Non si è accorto che, utilizzando il gas russo come unica fonte energetica abbiamo pagato a Russia e Cina il loro riarmo e il loro dominio commerciale. Eppure, già nel 2005 era sotto gli occhi di tutti che stavamo nutrendo coccodrilli che già ci avevano giurato che saremmo diventati il loro pranzo di nozze. Il caso di Ineos (la nona industria chimica al mondo) è esemplare. Ineos sta disattivando tre dei suoi impianti nel Regno Unito poiché il rialzo del prezzo del gas rende l’attività non competitiva. Chiudendo le fabbriche Ineos, l’Europa perderebbe le ultime unità di produzione di acetile, materia utilizzata in settori come tessile e Sanità, cosmesi e detergenti. La Cina ringrazia. Gli Stati Uniti anche, perché sono autonomi e perché sono avanti nella ricerca a 360°. Non a caso gli States utilizzeranno energia dal sottosuolo profondo, in maniera green, sempre disponibile e (quasi) gratuita: il modello è Larderello, o meglio, il calore a 400° che si trova sotto i nostri piedi.
Il problema che obbliga Ineos a chiudere gli impianti più moderni ed efficienti (per i consumi) della Ue è quello del prezzo del gas che − grazie alla guerra ibrida del Quartetto − nel Regno Unito sono 12 volte superiori a quelli degli Stati Uniti e 8 volte superiori a quelli della Cina. Inoltre i prodotti alternativi al gas russo comprati negli Usa inquinano 8 volte più del gas naturale, e quelli cinesi 12 volte di più. Pertanto, con le regolamentazioni anti CO2 dell’Europa molte industrie europee saranno condannate all’estinzione. Non a caso anche l’industria chimica tedesca è in gravi difficoltà.
In Italia abbiamo il caso dell’Ilva di Taranto, che anch’essa rischia la chiusura da anni. Si spera che, dopo l’obbligo di spegnere........
