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Federica Brignone, il coraggio di sognare

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15.02.2026

Mi illumino di immenso. Firmato Federica Brignone! Nel mezzo del cammin della sua vita, la Tigre ha divorato l’ultima leggenda. Oro anche nel gigante, doppietta olimpica come tra italiane e italiani dello sci alpino solo Alberto Tomba aveva saputo fare nel 1988 a Calgary. E con questo capolavoro la valdostana ha contributo al record di medaglie ai Giochi Invernali.

Mi illumino di immenso. Firmato Fede. C’è qualcosa di poetico nell’impresa che ha scatenato il delirio qui a Cortina e immagino nei salotti del Bel Paese davanti alla tv. Qualcosa che va oltre la dimensione agonistica, la cornice sportiva, eccetera.

Diceva Enzo Ferrari: se una cosa la puoi sognare, la puoi fare. Ammetto di averla sempre considerata una esagerazione, invece il Grande Vecchio dell’automobile aveva ragione. La conferma viene da questa trentacinquenne uscita in frantumi da un incidente assurdo. Forse nel miracolo olimpico credevano solo lei, sua mamma Ninna Quario, suo fratello Davide e lo staff. Ma hanno avuto il coraggio di sognare e adesso eccoci qua. Impossible is nothing!

Diceva ancora Enzo Ferrari: se chiedi ad un bambino di colorare il disegno dj una macchina, la farà Rossa. E io aggiungo: da oggi le bambine d’Italia disegneranno una sciatrice con le fattezze di Federica, che smette di essere una pur formidabile atleta per trasformarsi in una icona. Definitiva. Sapete, non è semplice contenere l’istinto dell’affabulatore, quando ti imbatti in una realtà che ha il sapore e lo spessore appunto di una favola. Una favola come questa, irresistibilmente autentica.

Le due manches di Fede sono stato un inno alla perfezione. Aveva un brutto numero di pettorale, il 14. Ma ha annichilito le avversarie danzando sulla neve. E nella seconda discesa era come trasfigurata: intuiva di aver vinto e noi sul traguardo avevamo persino smesso di temere l’imprevisto, invece sempre in agguato sulla neve.

Ah, ha sempre ragione il mio amico Mogol: io non so parlare d’amore, l’emozione non ha voce. E’ stato un raro privilegio poter rendere testimonianza di una storia che è cronaca di una resurrezione annunciata.

Credo che questa sia stata l’ultima esibizione olimpica di Fede: nel 2030 avrà quasi quarant’anni e Lindsey Vonn ci ha insegnato che è bene saper scendere dal treno prima del deragliamento. E può anche darsi che a fine stagione la Tigre annunci il ritiro. Ma non importa. Da oggi, i bambini per disegnare una sciatrice disegneranno Federica Brignone.


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