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Droni che sembrano uccelli e robot: è cominciata la rivoluzione delle armi (e della guerra)

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10.09.2026

Automi a terra, droni che sembrano falchi o colombi e armi a energia diretta: l’ultimo miglio del combattimento non prevede più l’impiego diretto della fanteria.

Nel paesaggio innevato un gufo attende la preda. Non è un vero volatile ma un drone ad ala battente che punta la colonna d’auto su cui viaggia un pezzo grosso della Nato. Il robot lancia un fascio di impulsi magnetici che bloccano il convoglio, poi altri uccelli kamikaze fanno esplodere tutto e tutti.

È il contenuto di un video fatto in Cina con l’intelligenza artificiale: due minuti, inquietanti, che sembrano usciti da un film sci-fi e invece è una realtà molto vicina… All’ultimo Expo militare di Pechino è stato presentato il modello robotico “Piccolo falco”, mentre sarebbero in preparazione altri “ornittoteri” kamikaze, droni simili a passeri e gazze dal peso di appena 90 grammi, oppure aquile o falchi, che volano battendo le ali perché le eliche sono intercettabili.

L’inversione della prima linea: lo sciame robotico cancella i vecchi blindati

Questa è scienza, non fantascienza. Quella che ci trascina in una nuova impressionante epoca in cui le tecnologie travolgono le vecchie cognizioni militari, rendono obsolete le tattiche di attacco e di difesa, costringono a ripensare a cosa mettere negli arsenali. Carri armati? Sì, però…

Lo si è visto in Ucraina: intere colonne di blindati russi che puntavano su Kiev, spazzate via. Ad anni di distanza, oggi, mentre leggete questo articolo, centinaia di droni stanno autonomamente dando la caccia a mezzi corazzati, camion di rifornimenti o di trasporto truppe, o a singoli soldati, per riconoscerli grazie all’Ia e “terminarli” (in marzo, questa è stata la causa del 96% di perdite russe). Intanto, altri più grandi Uav (Unmanned aerial vehicle) come l’ormai famigerato AN-196 imperversano dentro il territorio nemico per migliaia di chilometri; sul terreno un’armata di Ugv (Unmanned ground vehicle), procedono inesorabili con la durata della batteria come unico tallone d’Achille; in mare, motoscafi esplosivi senza pilota fanno strame delle navi di Mosca.

E lo si è visto anche in Iran: l’esercito più potente e ricco del mondo, quello statunitense, imbrigliato da mezzi da quattro soldi dotati però di una tecnologia brillante. Il pilota del caccia F35 abbattuto a fine giugno dalle Guardie rivoluzionarie avrebbe rivelato l’avvistamento di lunghi tentacoli in cielo, come una “medusa” che fluttuava sopra l’Iran centrale. Di fatto, uno sciame sincronizzato di droni come rete minata.

È una rivoluzione. Di più: «È la più grande rivoluzione negli affari militari della storia» ha detto Eric Schmidt, che ha lasciato il suo posto da boss di Google per fondare aziende che operano nel campo della difesa, in riferimento al dominio dei mini-velivoli senza pilota e dell’intelligenza artificiale.

Tank, artiglieria e grandi unità di fanteria sono passati in secondo piano. «L’aritmetica della guerra sta cambiando radicalmente. L’Ucraina produce milioni di droni, i russi puntano a sfornare 1.000 Shahed al giorno, mentre la Lockheed Martin ha prodotto 600 intercettori (anti missile, nda) Patriot lo scorso anno» ha ricordato Schmidt alla pubblicazione digitale Noema. Per non parlare dei costi: nel “vecchio mondo”, cioè ancora oggi, si usano missili Patriot da 4 milioni di dollari per abbattere uno Shahed da neanche 40 mila dollari prodotto in due giorni.

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