È l’odore della morte che si attacca alla memoria tragica del 7 ottobre
Un giornalista ma soprattutto un reporter di guerra, chi si è avventurato in luoghi di conflitto lo può confermare, deve essere disposto ad affrontare tutto, anche il peggio. Non era la prima volta che mi avvicinavo al male per raccontarlo e dopo le operazioni Grappoli di furore in Libano e Muro di ferro a Jenin, Piombo Fuso, Pilastro di Difesa e Margine di Protezione nella Striscia di Gaza si pensa di averle viste tutte, poi si scopre che il peggio non finisce mai e si presenta camminando nei luoghi del 7 ottobre nei giorni che seguirono il pogrom.
Improvvisamente sei sul set da film dell’orrore, non si riesce ad accettare la realtà. La razionalità non vuole credere a ciò si ha intorno: bulldozer che spostano rottami di automobili ai lati delle strade per permettere il passaggio dei mezzi militari e di soccorso. Furgoni carichi di sacchi di gomma ancora arrotolati pronti per essere riempiti, sacchi di gomma a terra già pieni dei resti di chi aveva il diritto di vivere per molti anni ancora. Camici bianchi del personale sanitario con l’elmetto alla ricerca di chi si è nascosto e ha bisogno di cure. Giubbotti........
