L’effetto boomerang che può fregare l’Iran
Messo a punto il nuovo meccanismo per la gestione del traffico marittimo lungo lo Stretto di Hormuz. I dettagli non sono ancora noti. Lo annuncia il capo del comitato per la sicurezza nazionale del parlamento iraniano Azizi. La strategia di militarizzazione dello Stretto prosegue. Lo Stretto è “la vera bomba atomica”, altro che uranio arricchito. Si dice con malcelato compiacimento dentro la redazione unica iraniana ben rappresentata in Occidente. Bene, ora pensate all’Iran con la bomba atomica che chiude lo Stretto. “Immagina, puoi”, recitava una riuscita pubblicità. Eppure ciò a cui assistiamo è uno stato di prolungata tensione, non un crollo. Certo, ad aprile l’Iraq ha esportato dieci milioni di barili di petrolio attraverso lo Stretto. Poco più di 300mila barili al giorno, contro i 3,3 milioni che normalmente passavano prima della chiusura. Non ne risente poi solo il greggio ma tutto ciò che vi transita. Un terzo del commercio di fertilizzanti passa normalmente da lì. E se il viaggio si complica, i prezzi salgono. L’urea è aumentata fino al 45%. In soldoni oltre 80 dollari a tonnellata. Alcuni blend azotati hanno registrato rincari del 30% nei mercati retail americani. CHI VA ALTROVE Eppure lo Stretto di Hormuz, per decenni........
