Se l’allarme antifascista è strumento tattico
Ogniqualvolta una tornata elettorale o un sondaggio registrano la crescita delle destre - ultimo caso, la tedesca Alternative für Deutschland (AfD) - nei salotti televisivi e nelle redazioni dei giornali scatta, immediato e rassicurante come un riflesso pavloviano, il medesimo allarme. La democrazia è a un passo dal baratro, il «nero» avanza, il pericolo fascista è alle porte. Un copione mandato a memoria e messo in scena a reti unificate, che però risponde a un codice di condotta ben preciso e collaudato nel tempo. Una dinamica che ha visto sfilare, nel corso dei decenni, protagonisti diversi, ma un unico identico verdetto. Il socialista Bettino Craxi è stato immortalato su «Repubblica» dalla pungente matita di Forattini, maestro di satira politica, con gli stivaloni di Mussolini e la camicia nera, colpevole di un decisionismo che scardinava le vecchie, rassicuranti liturgie del parlamentarismo. Il patron di Forza Italia Silvio Berlusconi è stato dipinto per quasi trent’anni come il Cavaliere nero, la minaccia autoritaria per eccellenza, l’Uomo della Provvidenza in salsa pop pronto a sovvertire l’ordine costituzionale. Il Senatur leghista Umberto Bossi, venne cacciato dal corteo del 25 Aprile perché «indegno» di mescolarsi con la folla dei «sinceri partigiani». Il successore del fondatore del Carroccio Matteo Salvini è ora bollato........
