Moschea a Mestre, la comunità bengalese: «I tempi sono maturi per un luogo di preghiera»
«Che serva un luogo di culto, o più luoghi di culto e spazi dove riunirsi, è un dato di fatto. La nostra città è indietro rispetto a tante altre capitali come Londra o Parigi e il fatto che ancora non ci sia un luogo di aggregazione la dice lunga». Clark Manwar, imprenditore nel campo del turismo, diviso tra Mestre e centro storico, ha la cittadinanza italiana da più tempo di tutti.
Dice pacato: «Il Comune non viene incontro alla comunità, eppure i tempi sono maturi. Serve un luogo di preghiera così come di aggregazione, ma vedo che c’è sempre una frattura che non si riesce a colmare. E me ne dispiaccio. Il Comune deve allungare la mano, aprire un tavolo con delle figure importanti, per iniziare un dialogo sereno e far conoscere ai mestrini e ai veneziani le tantissime iniziative della comunità, altrimenti rimaniamo indietro. Dovrebbe essere dato per scontato che si possa avere un luogo dove pregare, la quantità delle persone che abitano la città lo impone».
I bengalesi sono oltre 10 mila in città. Nei giorni scorsi, Manwar ha organizzato il concerto di un fumoso cantante bengalese, riempiendo il Teatro Corso. «Quanta fatica: avevo già in mano il permesso per poter utilizzare Forte Marghera, poi me l’hanno improvvisamente negato, adducendo delle scusanti,........
