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Alcol, il nemico che ruba il cervello e distrugge la carriera. Gli effetti dell'abuso sulle funzioni cognitive

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14.09.2026

«Perché gli uomini si mettono in bocca un nemico che ruba loro il cervello?», dice Cassio, dopo essere stato coinvolto in una rissa architettata dal perfido Jago, che gli costa la perdita della reputazione e del posto di lavoro perché, già ubriaco, non riesce a evitare di farsi coinvolgere nello scontro? (William Shakespeare, Otello, scena II, atto terzo, Londra, 1604).
In quest'immagine folgorante, già quattrocento anni fa, Shakespeare visualizza in un attimo le conseguenze, anche tragiche, dell'auto-avvelenamento cerebrale indotto dall'alcol. A quei tempi il bere eccessivo era soprattutto problema di uomini. Oggi sono le donne, altre ai giovani, a mettersi in bocca quel nemico che ruba loro il cervello, dall'adolescenza in poi, con un aumento d'uso e di abuso, più netto dal 2013 (ISTAT), e un trend inquietante ancora più accentuato negli ultimi anni.

 

Il fenomeno

Quel "furto del cervello" merita un approfondimento, per capire meglio che cosa succeda a livello neurobiologico sotto gli effetti dell'alcol, soprattutto sul fronte delle funzioni superiori, più utilizzate nello studio efficace, nell'insegnamento coinvolgente, nell'attività manageriale e clinica, in uomini e donne.
Le funzioni cognitive centrali in questi ambiti sono le funzioni esecutive di ordine........

© Il Gazzettino