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Nei comuni della cultura i redditi sono più alti. Ma i grandi centri fanno la differenza

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22.08.2026

22 Agosto 2026, 17:00

In Umbria, nei comuni della cultura, i redditi sono più alti. È uno dei dati che emergono dall'elaborazione della Camera di commercio dell'Umbria, svolta per verificare se nei territori dove cultura, patrimonio storico, arte e paesaggio rappresentano una componente della vocazione economico-turistica si osservino anche differenze nei redditi.

Nel dettaglio, nei comuni umbri a vocazione culturale il reddito imponibile medio è quasi duemila euro più alto rispetto agli altri territori della regione - 24.280 euro contro 22.288, una differenza di 1.992 euro, pari all'8,9%.

Il cuore verde presenta, inoltre, un'altra particolarità: 41 comuni su 92, il 44,6%, appartengono alle categorie del turismo culturale individuate dall’Istat (Istituto nazionale di statistica). È la percentuale più elevata tra le regioni italiane. Tuttavia, il quadro che emerge dall'analisi è meno uniforme di quanto il primo numero lasci immaginare. Infatti, il vantaggio dei comuni culturali esiste, ma una parte importante nasce nei centri più economicamente strutturati. Se dal gruppo vengono esclusi Perugia, Terni e Foligno, il differenziale rispetto agli altri 51 comuni scende dall'8,9% al 4,2%. 

L'Umbria nella classifica nazionale

Sono 41 - su 92 - i comuni dell'Umbria che rientrano nelle categorie del turismo culturale - il 44,6%. È quanto emerge nella classificazione Istat riferita al 2019, che prende in considerazione vocazione territoriale, patrimonio, caratteristiche geografiche e antropiche, flussi e attività legate al turismo. In Toscana la percentuale è del 43,6% (119 su 273), in Trentino-Alto Adige il 35,4% (103 su 291), nelle Marche, invece, il 24,1% (55 su 228). In Italia sono 1.026 su 7.926, circa il 12,9%.

Quasi metà della........

© Il Corriere dell'Umbria