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La scuola non è un recinto

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16.09.2026

Le aule si riempiono di nuovo, in questi giorni, di zaini nuovi e di grembiuli non ancora stropicciati. È un rito che conosciamo da sempre: l'inizio della scuola porta con sé una promessa, quella di un tempo condiviso in cui i bambini e poi i ragazzi imparano non solo nozioni, ma il modo di stare al mondo insieme agli altri.

In queste settimane si discute di un tetto alla presenza di alunni stranieri nelle classi, con la proposta di trasformare in legge un limite già previsto, ma mai davvero applicato, dalla circolare Gelmini del 2010. I dati aiutano a guardare la questione: nell'anno scolastico appena concluso gli alunni con cittadinanza non italiana erano 931.323, l'11,6% degli oltre otto milioni di studenti, contro il 3,5% di vent'anni fa. Due terzi di loro sono nati in Italia. Sono, semplicemente, ragazzi italiani a tutti gli effetti tranne che sulla carta.

Qui sta, credo, un nodo pedagogico che le proposte di cambiamenti più radicali eludono: trattano la presenza dell'alterità come un'emergenza da contenere, non come una condizione ordinaria nei cambiamenti della vita comune che si educa con una pedagogia della condivisione. Una classe con bambini che parlano lingue diverse, che portano storie familiari diverse, o che........

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