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Ogni epoca ha il suo mostro: il nostro è il salto tecno-antropologico della stupidità

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23.09.2026

A che ora è la fine del mondo? Un tempo avremmo potuto chiederlo a Ligabue, in casi estremi a Google. Oggi non più. Ogni generazione ha avuto la sua fine del mondo annunciata. Quella nucleare, a fasi alterne quella climatica, fino a quella prevista dai Maya. Adesso è arrivata quella digitale. La differenza è che questa volta, prima dell’Apocalisse, alcuni si limiteranno ad accettare i cookie.

Mettiamola così: ogni epoca battezza con grande cura il mostro di cui avere paura. La nostra ha scelto l’intelligenza artificiale. Temo però che il vero problema non sia l’intelligenza artificiale. Il punto è la stupidità naturale. È rassicurante? No. Ma almeno sappiamo dove guardare mentre ci preoccupiamo. Eppure, se dedicassimo alla stupidità naturale anche solo metà dell’energia che investiamo per discutere dell’AI, probabilmente faremmo molti meno danni.

La parola stupidità deriva dal latino stupere, cioè restare immobili, paralizzati davanti alla realtà. Non significa essere poco intelligenti. Significa rinunciare alla fatica di capire. È una differenza sottile, ma decisiva. ChatGPT, prima o poi, imparerà quasi tutto. Noi, invece, continuiamo a leggere solo i titoli. E qualche volta nemmeno quelli: ci basta sapere chi li ha........

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