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Parla Gerardo Labellarte: “Il riformismo? Cambiare un pezzo alla volta di ciò che è alla portata”

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10.07.2026

Luglio è un mese propizio per tirare le somme prima della lunga pausa estiva e capita che facendo un giro al centro ci si imbatta in un bel personaggio. Prendiamo quindi la mattina fortunata per parlare con Gerardo Labellarte nei pressi dell’ufficio nazionale del PSI. Classe ’56, ex senatore e membro di spicco del PSI, con una lunga esperienza politica risalente all’inizio degli anni ’80, coronata con l’elezione nel consiglio comunale di Roma nel 1989. Da lì una serie di ruoli. Esperto di politica e legislazione, sia a livello locale che nazionale.

Gerardo, come sai il linguaggio va oltre il linguaggio stesso, oltre la mera descrizione regionale del nostro globo. È anche basato su simboli, e insieme formano la narrativa. Rappresenta il modo in cui percepiamo i colori, il tempo e lo spazio, le casualità ed i simboli. Questo discorso s’ intreccia anche il rapporto media e politica e simboli, se vogliamo. In buona sostanza, riprende l’indistruttibile kafkiano (possibilità interne e purezza originaria). Insomma, che c’è dietro il simbolo PSI Avanti dato che non si tratta dell’ennesimo simbolo senza significato dei nostri tempi tanto per irretire.? Tocca scomodare l’inconscio di Freud strofinando emozioni, cultura e identità? Il tema è di grandissimo interesse, e lo abbiamo affrontato fin dagli anni successivi alle vicende Tangentopoli. Si trattava di conciliare un patrimonio storico enorme e di costruire una prospettiva politica per il presente ed il futuro. Inizialmente prevalse nei gruppi dirigenti impegnati nella ricostruzione del partito un taglio netto con il passato che si ritrova anche nelle simbologie adottate. Il primo simbolo, con nominativo. Sì al Futuro non conteneva alcun richiamo alla tradizionale simbologia socialista. La successiva evoluzione, lo SDI (socialisti democratici italiani con segreteria Boselli) recuperava il richiamo al socialismo, ma non quello simbolico classico, ricorrendo alla rosa del socialismo europeo. In seguito fin dai primi anni di questo secolo, si è ritornati al nome e al simbolo tradizionale, PSI e garofano. L’attuale simbolo risolve a mio parere, in maniera estremamente brillante, la dialettica tra rispetto della tradizione e proiezione verso il futuro. Il termine Avanti, la testata storica del partito socialista, riassume in sé l’esigenza di rinnovare non perdendo di vista la propria storia e la tradizione. Non rinnegare, ma tirare dentro linfa in progetti volti anche a nuove generazioni e andare oltre un’associazione culturale storica. Per la custodia della memoria già vi è una ricca rete, serve andare oltre. È cosa buona lanciare il cuore oltre gli ostacoli.

Quali sono i riscontri concreti sul territorio e come intende posizionarsi il PSI in vista delle future elezioni in un campo largo -Costituzionale e progressista di centro-sinistra- molto largo e pluralista? Premettiamo che coscienza critica e dialettica sono il sale della terra e l’antitesi dell’attuale stato di permalosità polarizzante. Quest polarità (forse fortemente voluta dall’alto) ha portato a enormi diseguaglianze, J.J. Rousseau parlava di diseguaglianza naturale e artificiale, in questo caso convenzioni e abitudini antropiche.........

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