Una terra, uno Stato
Finché nella società israeliana, ma realisticamente ci vorranno forse decenni, non emergerà una visione maggioritaria oggettiva attinente il disequilibrio vigente dal 1947 in terra di Palestina, le due derive suprematista da una parte e fondamentalista dall’altra, resteranno inevitabili in quanto intrinseche al disequilibrio medesimo.
Fatto di una realtà statuale a caratterizzazione etnico religiosa maggioritaria di parte, Israele appunto, che insiste su una porzione dei tre quarti della ex Palestina storica pur con una popolazione inferiore, otto milioni circa rispetto a dodici e mezzo dell’entità palestinese.
Che da un secolo circa a questa parte si è vista progressivamente sradicare dalle proprie case e dalla propria terra, poi concentrata in parte a Gaza, ex minuscola città portuale trasformata nell’inferno che sappiamo ed in parte assediata dalle colonie in Cisgiordania.
Oltre il segmento esiliato nei paesi limitrofi e nel resto del mondo. Ed al netto della considerazione come sopra premesso circa l’attuale prevalere in entrambe le due società, quella israeliana e quella palestinese, delle due rispettive componenti suprematista e fondamentalista, questo è oggettivamente lo stato dell’arte. In quanto la prevalenza estremista resta diretta inevitabile conseguenza del disequilibrio stesso.
Neanche più superabile con l’ipotesi dei due stati che certificherebbe, con quello palestinese comprensivo delle sole aree di Gaza ed il residuo di Cisgiordania il disequilibrio territoriale di cui sopra, rispetto alle popolazioni aventi........
