Quando l’emergenza diventa potere
Mettiamola così: nella grande farmacia della politica europea, la guerra sembra ormai l’unico medicinale rimasto sullo scaffale. Non perché qualcuno abbia scoperto un nuovo virus democratico, né perché la guerra sia diventata improvvisamente una cura.
Ma perché l’emergenza, quando diventa permanente, finisce per trasformarsi in uno straordinario strumento di governo. Una guerra, si intende, possibilmente controllata, televisiva, sufficientemente lontana da Bruxelles e abbastanza vicina da giustificare qualche vertice straordinario, qualche dichiarazione solenne e, soprattutto, qualche rinvio. Il vero contagio, allora, non è Zelensky. È l’idea che si possa governare senza più passare dall’urna.
All’Europa, in fondo, dell’Ucraina non importa nulla. O almeno così suggerisce questa mia ricostruzione, che naturalmente è falsa, fantasiosa, irresponsabile e forse persino pericolosa. Ma immaginiamo, per un momento, che non lo sia. Immaginiamo allora che stuzzicare Mosca attraverso Kiev sia diventato il nuovo passatempo geopolitico del continente. Un piccolo fiammifero acceso nella stanza dei bottoni, con tutti pronti a gridare al fuoco nel momento esatto in cui qualcuno apre una finestra. Putin reagisce, Bruxelles si allarma, la Nato si riunisce, i 27 si guardano negli occhi e,........
