Il grande annuncio innovatore della Magnifica Humanitas
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Il grande annuncio innovatore della Magnifica Humanitas
C’è un modo di parlare di innovazione tecnologica che la riduce a entusiasmo ingenuo oppure a paura difensiva. Da una parte la promessa di un progresso inevitabilmente buono, dall’altra il sospetto che ogni avanzamento tecnico rappresenti una minaccia per l’uomo. L’enciclica Magnifica Humanitas di papa Leone XIV si colloca con decisione fuori da questa alternativa. Non è un testo contro la tecnologia, né un manifesto di adesione acritica al nuovo. È, piuttosto, un invito a prendere sul serio la grandezza dell’uomo proprio nel tempo in cui l’intelligenza artificiale sembra poter svolgere, con efficienza crescente, molte attività che fino a ieri consideravamo esclusivamente nostre.
In questa prospettiva, l’enciclica propone un’alternativa radicale: costruire una nuova Torre di Babele, dove la tecnica diventa strumento di autosufficienza e potere, oppure ricostruire le mura di una Gerusalemme distrutta, sull’esempio di Neemia, facendo della tecnica un’opera comune di custodia, responsabilità e speranza.
La tecnica non è il nemico dell’uomo
Il primo punto, fondamentale, è che papa Leone XIV rifiuta ogni opposizione semplicistica tra uomo e tecnica.
«La tecnica», scrive, «non va considerata in se stessa come una forza antagonista rispetto alla persona; al contrario, essa è radicata nella nostra storia fin dal principio, come fatto profondamente umano, legato all’autonomia e alla libertà dell’uomo» (n. 4).
«La tecnica», scrive, «non va considerata in se stessa come una forza antagonista rispetto alla persona; al contrario, essa è radicata nella nostra storia fin dal principio, come fatto profondamente umano, legato all’autonomia e alla libertà dell’uomo» (n. 4).
È un passaggio importante, perché impedisce di trasformare il discorso sull’Ai in una nostalgia sterile per un mondo pretecnologico che non è mai esistito.
L’uomo è tecnico perché è umano: modifica il mondo, inventa strumenti, organizza processi, costruisce linguaggi, istituzioni, città. La tecnica nasce dalla libertà, non dalla sua negazione. Per questo l’enciclica può affermare che «le scoperte scientifiche sono un talento consegnato all’umanità perché essa lo faccia fruttare» (n. 9). Il problema, dunque, non è se innovare, ma per chi, con quali criteri e dentro quale visione dell’uomo.
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La nuova destinazione universale dei beni
Nel secondo capitolo, l’enciclica recupera i princìpi della Dottrina sociale della Chiesa e li applica con sorprendente concretezza alla trasformazione digitale.
«Tra i beni universalmente destinati a tutti», afferma Leone XIV, «oggi dobbiamo annoverare anche nuove forme di proprietà: brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche, dati» (n. 67).
«Tra i beni universalmente destinati a tutti», afferma Leone XIV, «oggi dobbiamo annoverare anche nuove forme di proprietà:........
