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Così per affermare la propria autonomia l’uomo ha finito per perdere se stesso
Continua la serie dedicata a “Una strada per l’uomo nella crisi attuale”, primo testo redatto dal Movimento Popolare per il progetto “Università popolari”. All’interno del libretto, al capitolo “L’individualismo possessivo come caratteristica fondamentale della concezione borghese del mondo” segue quello intitolato “Dall’individualismo teso al possesso allo svuotamento della soggettività”. Anche in questo caso una selezione di estratti rende l’idea dell’attualità della riflessione. Tutte le puntate della serie sono disponibili qui.
Nonostante le tensioni e gli attacchi subiti dalla concezione borghese, essa ha proseguito il suo cammino. Ma lungo questo cammino, certi obiettivi della mentalità borghese classica (padronanza estesa su tutta la natura; oppure la scienza al servizio dell’uomo) hanno cambiato significato, anzi si sono rivoltati nel loro opposto. L’illuminista settecentesco, e dopo di lui molti altri fautori incondizionati dello sviluppo delle scienze e delle loro applicazioni tecniche alle forze produttive, erano convinti che al dominio dell’uomo sulla natura corrispondesse la libertà e l’autorealizzazione dell’uomo. […].
Se rimaniamo all’interno del mondo occidentale, possiamo affermare senza dubbio che la quantità di beni che oggi sono a disposizione di un operaio non erano pensabili al tempo dell’ancien régime prima della rivoluzione francese; non solo per i popolani di quell’epoca, ma neppure per i più grandi aristocratici delle corte di Versailles. […] Ma nello stesso tempo, insieme con la libertà e l’indipendenza che l’uomo oggi ha di fronte ai processi naturali, è cresciuta pure la necessità di sottostare a certi meccanismi tecnici e sociali. Quanti più congegni abbiamo inventato per dominare la natura, tanto più ci rendiamo schiavi degli stessi congegni se vogliamo sopravvivere.
Il principio del dominio
In altre parole: stiamo sempre più dominando la natura “prima”, originaria; ma paghiamo questa padronanza sulla natura “prima” con una pesante sottomissione allo scatenamento tecnologico della macchina, ad una natura “seconda”, che ci è ostile e ci avvinghia molto più forse di quanto l’uomo delle caverne fosse tutto preso dalle necessità di difesa, di riparo e di sostentamento a cui lo costringeva la natura. La macchina ha preso la mano al conducente. L’uomo, giunto al culmine del processo di soggiogamento della natura, è dominato da ciò che egli stesso ha prodotto. La coercizione a cui siamo sottoposti è il prezzo del nostro sviluppo». […]
Il principio del dominio regola non solo il rapporto uomo-natura ma pure il rapporto fra uomo e uomo. La vita oggi, in tutti i suoi aspetti, tende ad essere sempre più “razionalizzata” da un apparato anonimo che domina e regola i comportamenti delle singole persone. Cosa comprare, come vestirsi, come educare, cosa desiderare: a tutto questo il sistema ha già delle risposte pronte: sono i nuovi beni di consumo che i grandi monopoli stanno già preparando per risollevarci dalla crisi […].
La storia del dominio dell’uomo sulla natura è sempre stata contemporaneamente storia di sfruttamento dell’uomo e di divisione tra le persone e dentro la persona stessa. Un progresso scientifico al di fuori di questo ordine sociale è tutto da inventare. […]
Mentre la figura del liberale borghese, seguendo il proprio interesse, pensava di obbedire a una ragione oggettiva, oggi la ragione stessa è solo un nome che indica la chiarezza di un processo logico. Lo spirito borghese si rivela così per quello che nascostamente è sempre stato: ricerca della soddisfazione individuale. Al contrario però dell’individuo che si è formato nel solco dei valori borghesi di un tempo, il quale credeva ancora a dei princìpi oggettivi di verità e a norme morali di comportamento, l’individualismo di oggi nega ogni valore oggettivo e stabilito: tutto è ridotto al libero arbitrio e al capriccio del singolo, che tende senza alcun condizionamento al proprio bene immediato. […]
Ciò che conta è l’affermazione di sé: ma il paradosso dell’individualismo ribelle e radicale sta nel fatto che, proprio mentre si rivendica la propria piena libertà e autonomia da ogni legge morale, non si sa spiegare che cosa sia mai questo io che vuole essere libero e possedere tutto. Il paradosso del nostro tempo è tutto qui: si parla di individualismo, ci si ribella in nome della libertà dell’individuo; ma non c’è più ormai nessuna individualità veramente tale, nessuna personalità matura che sappia dire la sua identità.
Il motivo per cui l’individualismo radicale non sa spiegare cosa intenda per “individualità” è molto semplice: l’individuo non si definisce in relazione al valore della persona, ma solo agli istinti del singolo. Egli pretende la soddisfazione immediata dei suoi desideri senza riuscire a porre in discussione da dove questi desideri abbiano origine e se sia giusto soddisfarli sempre e comunque. L’individualismo ribelle di chi vuole pretendere tutto è in realtà una soggettività svuotata, che non si definisce in base a dei valori: essa è divenuta ormai un recipiente per qualsiasi “voglia” che la società le fa nascere dentro.
Un rovesciamento di mentalità
La mentalità radicale è dunque l’espressione dello spirito originario della borghesia: quello materialistico volgare. L’istintività, il principio del dominio è la sua forza e il suo concetto fondamentale. L’unico criterio che giudica tutto è l’individuo, cioè appunto l’istinto e il dominio. Non c’è nessuna realtà da cui l’uomo dipende, non c’è nessuna istanza da realizzare. […] La religione, in quanto pone al centro il concetto di dipendenza, viene vista come negazione dell’uomo. Essa è quindi repressione e oppressione, identica nella sua essenza al fascismo. […]
Proviamo a sintetizzare in uno schema il rovesciamento storico che è avvenuto all’interno della mentalità borghese: concezione liberal-borghese 1. L’individuo segue il proprio interesse come espressione dei valori della ragione oggettiva (materialismo + idealismo). 2. La scienza e la tecnica sono strumenti del dominio dell’uomo sulla natura. 3. La religione è essenziale come norma morale universale. Concezione radical-borghese 1. L’individuo segue la soddisfazione del proprio istinto, misurato sul suo arbitrio (materialismo volgare). 2. L’efficienza e il dominio sono lo scopo del sapere. 3. La religione è dannosa perché pone valori sovraindividuali e normativi. È avvenuto un vero e proprio rovesciamento di mentalità. […]
Occorre discutere l’assioma fondamentale da cui siamo partiti: vivere è possedere. Come spiegavamo all’inizio il primo termine (“vivere”) indica il desiderio dell’uomo di realizzazione e di felicità; il secondo termine (“possedere”) è il contenuto che si pensa sia adeguato a quel desiderio. Ebbene, va detto subito che il possesso si è rivelato un contenuto non solo inadeguato, ma abbruttente l’uomo. Mentre si grida “viva l’individualismo”, “prendiamoci il lusso”, “libertà per la mia vita”, l’individuo è morto, il lusso copre il vuoto, la libertà è una diversa oppressione della mia vita.
È forse il momento di introdurre un concetto diverso di possesso: io posseggo me stesso e le cose se posseggo un senso, una modalità mia, veramente umana, di capire me e gli altri, […] la qualità particolare con cui guardo a me e a tutti gli altri non può essere ridotta all’istintività del momento, alla ricerca del dominio: è desiderio di riconciliazione con la natura e con gli uomini, vita felice perché fondata non sull’isolamento e sull’antagonismo ma sulla comunanza e sulla solidarietà. […] Possedere la vita è possedere un gusto, un senso che non sia l’ennesima illusione con cui l’uomo truffa se stesso, prima ancora che gli altri.
Nemmeno i renziani sopportano più “Mr Nì” Renzi
Una piccola epopea così grande che pare scritta da Virgilio
Giorgio, giovane per decisione
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