Quando l’amore muore e la famiglia si arrende
Esiste un’espressione, coniata dalla psicologa Anna Costanza Baldry, che colpisce per la sua crudezza e precisione: “orfani speciali”. Sono i figli delle vittime di femminicidio, bambini e ragazzi che non perdono soltanto la madre per mano del padre, ma vedono crollare, in un solo istante, l’intero sistema di certezze affettive e simboliche su cui si fondava la loro vita.
L’ultimo tragico fatto di cronaca - in cui un uomo ha ucciso la madre di suo figlio e, pochi giorni dopo, i suoi stessi genitori si sono tolti la vita - ci costringe però ad andare oltre questa definizione. Qui non siamo davanti soltanto a “orfani speciali”, ma a qualcosa di ancora più estremo: orfani del nulla.
Per un bambino, l’impatto psicologico è paragonabile a un terremoto che non lascia in piedi nemmeno le fondamenta. L’albero genealogico viene abbattuto da una violenza che non ammette appello. Nel giro di pochi giorni, questo figlio viene privato di ogni riferimento affettivo: perde la madre, si ritrova con un padre detenuto e marchiato da un’infamia irreversibile e, infine, perde anche l’ultimo approdo di sicurezza, i nonni paterni. Non si tratta di un semplice accumulo di lutti, ma di un vero e proprio naufragio dell’identità.
In situazioni come questa, il trauma non è unico, ma stratificato. Alla violenza iniziale si somma un abbandono definitivo che può generare nel bambino un senso di colpa profondo e distorto. Il rischio è che il minore interpreti la fragilità e la........
