La Campania è la regione che esporta il suo futuro
La Campania è la regione più giovane d’Italia. Ed è, contemporaneamente, quella che nel 2025 ha perso più residenti nei trasferimenti verso le altre regioni. Basterebbero questi due dati, messi uno accanto all’altro, per descrivere una delle contraddizioni più profonde del nostro Mezzogiorno.Siamo ancora la regione più giovane. Ma il vantaggio si sta progressivamente assottigliando.È da qui che bisognerebbe partire quando discutiamo di pensioni, welfare, denatalità e sostenibilità del nostro sistema sociale. Perché il problema non è soltanto quanto vivremo o fino a quale età saremo chiamati a lavorare. La domanda decisiva è un’altra: quanti saranno quelli che lavoreranno domani, dove lo faranno e quanti dei nostri ragazzi potranno scegliere di costruire qui il proprio futuro.I numeri fotografano bene il paradosso. La Campania conserva l’età media più bassa d’Italia: 44,5 anni contro i 46,9 della media nazionale. Anche l’indice di vecchiaia è il più contenuto del Paese: 161 persone con almeno 65 anni ogni cento ragazzi sotto i 15, a fronte delle 208 della media italiana.È un patrimonio demografico importante. Ma non è inesauribile.L’età media della Campania era di 43,9 anni nel 2022, è salita a 44,2 nel 2023 e a 44,5 nel 2024. Nello stesso anno i residenti sono diminuiti di oltre 11 mila unità e le nascite sono scese a 41.348, nuovo minimo regionale. Nel 2025, poi, il saldo migratorio interno è stato negativo per circa 17 mila persone: la perdita più consistente, in valore assoluto, tra tutte le regioni italiane.È forse questo il dato che più degli altri misura la fragilità del nostro vantaggio demografico.Perché la Campania non sta........
