Il calcio italiano ha bisogno di una riforma radicale
È tale la disaffezione degli italiani, tifosi e non, della nostra nazionale di calcio che pochi piangono la sua assenza ai campionati del mondo. Il lutto, se lutto ci è stato, è stato elaborato in fretta! E poi, perché gli italiani dovrebbero “piangere”?! Ormai il campionato detto “italiano” di italiano ha ben poco. Saranno meno di 50, dico cinquanta, i calciatori italiani cartellinati in serie A che costituiscono la base sulla quale il povero allenatore, o selezionatore, della Nazionale deve costruire la squadra. Ma anche le maggiori società, salvo il Napoli ed il Torino, sono di proprietà di capitali stranieri, noti o meno noti, i cosiddetti “fondi”. Tanto non solo per la serie A: anche le altre serie, fino ai dilettanti, sono invasi di calciatori stranieri.
Se non erro, è l’Africa che fa la parte del leone. Non a caso le nazionali africane hanno fatto molto bene al mondiale. Per adesso, il dibattito sulle cause dei continui fallimenti della Nazionale si è esaurito nella scelta del nuovo presidente della Fgci, fidando nelle sue abilità “taumaturgiche”. Lo vedremo alla prova dei fatti, anche se Malagò finora ha dato buona prova di sé alla presidenza del Coni. Ma qui il discorso è diverso, qui bisogna per fare una riforma radicale, avere anche il consenso dell’intero “mondo” del calcio e di tutto il complesso di ingenti........
