L'autunno di Giorgia e la mossa del cavallo
Giorgia Meloni ha governato seguendo una linea fondata su due pilastri strategici dichiarati, quasi un manifesto della sua maturità politica.
Il primo: tenere i conti pubblici sotto controllo. A differenza dei governi che l'hanno preceduta, Meloni ha rinunciato a provvedimenti-bandiera destinati a lasciare un segno nell'immaginario collettivo e nella finanza pubblica. Nessun equivalente degli 80 euro di Renzi, del Reddito di cittadinanza, di Quota 100 o del Superbonus 110%.
Una scelta che ha sacrificato il consenso immediato in favore della credibilità finanziaria di fronte alle agenzie di rating e ai severi vincoli di rientro del nuovo Patto di Stabilità europeo. L’Italia si è mossa finora sul filo teso del debito, consapevole che ogni passo falso sarebbe costato caro.
Il secondo pilastro è stato il collocamento internazionale. Prima un atlantismo rigoroso e tradizionale nell'era Biden, poi il tentativo di sedere nella tolda di comando della nuova galassia sovranista guidata da Donald Trump. L'ambizione era evidente: diventare il ponte tra Washington e Bruxelles, tra il conservatorismo europeo e quello americano. Oggi entrambi questi pilastri scricchiolano sotto il peso di una realtà meno governabile delle aspettative.
Le guerre in Ucraina e Medio Oriente non accennano a terminare. Per l'Europa e per l'Italia le conseguenze economiche rischiano di essere pesanti: energia più costosa, crescita più debole, inflazione più elevata. La prossima legge di bilancio non potrà essere la finanziaria della........
