Panno Casentino, ultima chance: da mesi senza cassa integrazione. E il marchio storico rischia di sparire
Maurizio Fastoni, operaio nell’azienda del Panno
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Arezzo, 10 aprile 2026 – “Senza un euro da sei mesi, non ce la facciamo più”. Dodici famiglie camminano sull’orlo del precipizio e con loro il Panno del Casentino, oltre a un microcosmo di aziende che danno lavoro a un centinaio di persone. Maurizio Fastoni lavora nella fabbrica di Soci, chiusa da luglio per mancanza di commesse, da ventiquattro anni e di “alti e bassi” ne ha visti tanti, ma “adesso la situazione è veramente grave. Siamo tutti in difficoltà. Nella mia famiglia lavoro solo io, ho un figlio di 8 anni e in questi sei mesi con mia moglie abbiamo tirato la cinghia per andare avanti utilizzando i nostri risparmi. Ci danno una mano i nostri genitori per bollette e spesa alimentare”.
Allarme delle famiglie: "Mai ricevuto sussidi”
Gli operai della Manifattura lanciano l’allarme: “Da ottobre non abbiamo mai ricevuto la cassa integrazione straordinaria alla quale l’azienda ha aderito nel percorso indicato dalla Regione”, spiega Fastoni. E c’è un paradosso: “Noi non siamo licenziati e il fatto di stare dentro questa specifica procedura, non ci dà modo di cercare un altro lavoro perché rischiamo di perdere le tutele che aspettiamo da mesi. E non possiamo permetterci passi falsi in un momento così cruciale per le nostre vite”. Il tempo stringe. Nella fabbrica dove i macchinari sono fermi da mesi, Andrea Fastoni e Roberto Malossi (dipendenti soci) allargano le braccia: “Dalla Regione ci dicono che la prossima settimana c’è un incontro con imprenditori interessati ad acquisire fabbrica e produzione, ma ad ora non c’è niente di concreto”.
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Macchinari unici venduti
Intanto hanno venduto alcuni doppioni di macchinari impiegati per altri tessuti: resiste invece la “rattina”, costruita nei primi anni del Novecento dal fondatore della fabbrica di Soci. È un macchinario unico nel suo genere che serve a fare il ricciolo al tessuto di lana. Il resto lo fa l’acqua del torrente Archiano che scende a valle dall’Eremo di Camaldoli e dalle foreste casentinesi: acqua purissima, capace di fissare la brillantezza del color becco d’oca nella lana grezza. Un prodotto legato alla valle fin dal Medioevo e che ora rischia di scomparire, dopo aver conquistato il jet set hollywoodiano col celebre film “Colazione da Tiffany” dove Audrey Hepburn indossa un cappotto Casentino. Solo un anno fa, la fabbrica lavorava a pieno regime, poi la crisi della moda e il peso dei conflitti che agitano i mercati. Una fabbrica e una storia finiti in un cono d’ombra: la Regione, capofila al tavolo istituzionale, lavora per il salvataggio. “Speriamo che sia la volta buona”, sospirano Fastoni e Malossi. Mentre Maurizio, a casa da ottobre, stringe i denti e mastica amaro: “Ci sentiamo abbandonati, come una nave lasciata andare alla deriva”.
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