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Da Diocleziano a Orwell la lezione ignorata dei calmieri fiscali

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29.04.2026

Dai controlli sui prezzi dell’antichità alle moderne strette fiscali: quando si interviene per “correggere” il mercato, il risultato è sempre lo stesso: meno offerta, più incertezza e case che scompaiono

Il governo ha deciso di aumentare la tassazione sugli affitti brevi: dal 2024, chi concede in locazione più di un immobile paga la cedolare secca al 26 per cento invece del 21 per cento. L’obiettivo dichiarato è semplice: colpire chi “fa impresa” con le locazioni turistiche e riequilibrare il mercato abitativo.

Ma cosa è successo davvero?

Secondo le statistiche fiscali del Dipartimento delle Finanze del MEF, relative alle dichiarazioni dei redditi 2025 (anno d’imposta 2024), richiamate nei giorni scorsi da Il Sole 24 Ore, l’impatto della misura è stato modesto. La cedolare sugli affitti brevi ha generato circa 235 milioni di euro di imposte, una cifra limitata rispetto ai 4,1 miliardi complessivi della cedolare secca. Non c’è stato alcun boom di gettito, né alcuna rivoluzione nei conti pubblici.

Eppure, il problema non è quanto si è incassato. È quello che si è compromesso.

Aumentare selettivamente la tassazione su una specifica modalità di utilizzo della........

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