I colossi Big Tech hanno vinto ancora una volta
Le dimissioni di Gail Slater segnano la resa dell’amministrazione Trump al potere dei giganti tecnologici
È passata quasi inosservata in Italia la notizia delle dimissioni, a metà febbraio, di Gail Slater, che occupava come Assistant attorney general una delle posizioni più elevate nel Dipartimento della Giustizia americano e che era responsabile della divisione antitrust, quella che si occupa di tutelare la concorrenza ed evitare l’insorgere di poteri monopolistici da parte delle grandi imprese americane. La rilevanza delle sue dimissioni, riportate in prima pagina dal Financial Times il 13 febbraio, è confermata anche da quanto aveva dichiarato Trump un anno fa nell’annunciarne la nomina: «Il Big Tech si è scatenato per anni, soffocando la concorrenza nel nostro settore più innovativo e, come tutti sappiamo, usando il suo potere di mercato per reprimere i diritti di tanti americani, così come quelli di Little Tech!».
Le dimissioni sono il risultato di una tensione crescente tra Gail Slater e Pam Bondi, a capo del Dipartimento della Giustizia, che si era manifestata nei mesi precedenti con la partenza di alcuni collaboratori della prima. La causa del contendere era il peso da dare alla tutela della concorrenza rispetto ad altre priorità del governo americano. Il casus belli era l’opposizione della Slater e dei suoi collaboratori all’acquisizione, per 14 miliardi di dollari, di Juniper Networks da parte di Hewlett Packard. Occorre ricordare che uno dei principali mezzi con cui un’impresa accresce il proprio potere di mercato è quello di comprarsi i concorrenti. Slater considerava, quindi, quell’acquisizione, come contraria al mantenimento della concorrenza in un segmento chiave della tecnologia dell’informazione e della comunicazione, quello dei prodotti per le reti informatiche (l’azienda produce router, switch, software di gestione di rete, prodotti per la sicurezza di rete e tecnologie di rete). Secondo il Financial Times, queste preoccupazioni sono state spazzate via dai vantaggi che l’acquisto da parte di Hewlett Packard e il suo relativo rafforzamento avrebbe avuto nel contrastare l’avanzata nel settore della cinese Huawei.
La partenza di Slater è un punto a favore del Big Tech americano che certo non l’amava, visto il suo rigore nel difendere la concorrenza. La questione, quindi è molto più generale del caso specifico che l’ha sollevata. La questione riguarda la volontà di contrastare il crescente potere economico del Big Tech da parte dell’amministrazione Trump. Nel suo discorso di commiato al popolo americano Biden aveva ricordato come tale potere comportava rischi crescenti per la stessa democrazia nella “Terra dei liberi”, come dice l’inno americano. Biden aveva nel corso della sua presidenza sostenuto quattro nuove leggi per rafforzare gli strumenti anti-monopolio del Dipartimento della Giustizia. Nessuna di queste è stata approvata dal Congresso e gli sviluppi del caso Juniper Networks suggeriscono che il Big Tech abbia vinto anche questa volta. Ma al di là di questo, rileva anche come, nel valutare l’opportunità di difendere la concorrenza, ora sia entrato un argomento aggiuntivo rispetto al tradizionale timore che ostacolando la crescita dei colossi tecnologici se ne riducesse la capacità innovativa. L’argomento aggiuntivo riguarda la necessità di rafforzare il Big Tech americano per contrastare quello cinese, un altro segnale del fatto che il confronto Usa-Cina stia diventando sempre più l’aspetto dominante del XXI secolo.
