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Parmigiano Reggiano e l’e-commerce. La richiesta delle piccole botteghe: "Le regole siano meno rigide"

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20.03.2026

Il video social di denuncia di Andrea Benassi della famiglia dell’Antica Macelleria Bonini di Casina che cita un caso di una sanzione ad un collega bergamasco

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"Perché non mettere alla pari grande distribuzione organizzata e piccole botteghe, che hanno la voglia e il dovere di valorizzare il Parmigiano Reggiano? Magari con un disciplinare che non sia unico per tutti, ma distinto e proporzionale in base alle esigenze di ciascuno". A porsi questa domanda è Andrea Benassi, 25 anni, terza generazione della Antica Macelleria Bonini di Casina. Sempre legato alla tradizione e alla cura per la qualità del prodotto, il suo sguardo fresco ha portato la storica attività ad avere anche più visibilità sui social. Ed è proprio su Instagram che Benassi ha pubblicato un video, riguardo l’impossibilità per i commercianti di tagliare a mano e vendere online le singole punte di Parmigiano Reggiano confezionate sottovuoto. Benassi porta l’esempio di un collega bergamasco, il quale riferisce di aver ricevuto una sanzione da ottomila euro proprio per aver proposto e venduto tramite e-commerce le porzioni di forma da lui personalmente preparate. "Non conosco le ragioni precise della sanzione ricevuta dal collega lombardo, ma è una situazione in cui ci siamo ritrovati anche noi – spiega Benassi –. Un anno e mezzo fa circa abbiamo ricevuto un richiamo dal Consorzio, che ci invitava a togliere il Parmigiano Reggiano già tagliato e confezionato dal nostro e-commerce".

L’unica alternativa possibile sarebbe stata quella di far tagliare e confezionare sottovuoto le punte dai caseifici, comprandole poi da loro per rivenderle. "Abbiamo fatto due conti: quell’operazione avrebbe fatto salire i costi tanto da arrivare ad avere un ricarico nullo, o quasi, per riuscire a mantenere un prezzo finale adeguato – prosegue –. A quel punto abbiamo scelto di toglierlo dall’e-commerce e comprare le forme intere, tagliarle noi e continuare con la sola vendita al dettaglio". La vendita online delle singole punte confezionate è autorizzata solo nel rispetto di procedure certificate: uno scoglio che pare avvantaggiare la Gdo a discapito dei piccoli commercianti. "Nella grande distribuzione i prezzi sono diversi, il livello di compravendita è più ampio e la rivendita è praticamente immediata – considera il 25enne –. Per una dimensione del genere, evitare la lavorazione e poter ottenere un prodotto già pronto alla vendita è un vantaggio". "Le regole vengono stabilite per determinati motivi e vanno sempre rispettate – conclude Benassi –. Quello che mi chiedo è se davvero valga la pena mandare avanti la valorizzazione del prodotto, quando poi non viene tenuto conto delle grandi differenze che ci sono tra le realtà che lo vendono".

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© il Resto del Carlino