No allo studente disabile in camera, i compagni di classe si difendono: “In gita non riusciamo a gestirlo”
Alcuni ragazzi sono stati accusati di aver fatto saltare la gita per non condividere la camera con uno studente disabile (foto generica)
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Cesena, 21 marzo 2026 – Ha ferito sensibilità e sfoderato armi dialettiche la vicenda del ragazzo affetto da disabilità psicologica che secondo la testimonianza della madre sarebbe stato costretto a rinunciare alla gita scolastica perché alcuni compagni hanno rifiutato di condividere con lui la stanza dell’albergo in cui avrebbero dovuto alloggiare. La loro rinuncia ha messo a rischio il viaggio, con grande rammarico degli studenti già iscritti, poiché sarebbe venuto a mancare in questo modo il numero necessario per programmare il viaggio.
I compagni non vogliono stare in camera con lo studente disabile. La mamma: “Un ricatto, addolorata e delusa”. E la gita scolastica salta
La rinuncia della mamma e del ragazzo disabile al viaggio
Una presa di posizione che, come ha affermato la madre, ha costretto lei stessa (insegnante accompagnatrice del gruppo di studenti in gita) e il ragazzo disabile - che per difendere la sua identità abbiamo chiamato Alessandro - a rinunciare al viaggio. Ma la vicenda non ha una testimonianza univoca.
La testimonianza di un genitore colpito dalla denuncia della madre
Infatti il genitore di uno dei ragazzi che hanno subordinato la loro adesione alla presenza di Alessandro in camera con loro - peraltro tutti minorenni - , colpito profondamente dalla denuncia della madre (che si è rivolta anche alla dirigenza scolastica e all’ufficio regionale) e rammaricato anche per le polemiche che il fatto ha suscitato sui social benché sia stato omesso ogni riferimento che possa ricondurre alla scuola (un istituto superiore del Cesenate) e all’identità dei giovani coinvolti, ha tenuto con fermezza a portare la propria testimonianza. Ovviamente di senso contrario a quanto affermato la madre di Alessandro. L’uomo rifiuta innanzitutto che la vicenda possa rubricarsi come una mancanza di sensibilità e di negazione dell’inclusione verso un ragazzo problematico, per il quale è attivo il supporto di un insegnante di sostegno.
“Soffre d’insonnia e urla. La classe è un modello per i temi dell’accoglienza”
Secondo il genitore, che ha interpellato il nostro giornale portando la sua testimonianza, il ragazzo è inserito “in una classe modello proprio per quanto concerne i temi dell’accoglienza nei confronti della disabilità, del diverso, dell’empatia, del sostegno”. Verso Alessandro, dunque, tutti i compagni indistintamente avrebbero sempre espresso la massima accoglienza. Ma diversa si prospetta, secondo il genitore, la situazione quando si esce dall’aula. Alessandro sarebbe ingestibile già in classe, figuriamoci, dice il genitore, di notte, “quando disturba poiché (ma su questo la madre è categorica e smentisce. ndr) soffre d’insonnia e urla”. “Non è accettabile - dice il genitore - che venga affidato alle cure di altri minorenni. Così come è ingiustificabile che la madre, che in altre occasione sarebbe entrata più volte in camera dove dormiva Alessandro, abbia infranto il dovuto rispetto della privacy degli altri studenti che occupavano la stanza con lui”.
Il genitore sostiene comunque che Alessandro ha già partecipato ad altre gite scolastiche in passato e che “probabilmente hanno sbagliato i genitori, all’epoca, a non sporgere denuncia di quanto accaduto”. Ciò che suscita rammarico è, comunque, una storia che, da qualunque angolazione venga prospettata, mette al centro la fragilità di un ragazzino.
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