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Il sogno di Emanuele e Riccardo: 25mila chilometri in bicicletta, direzione Australia

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23.04.2026

Emanuele Lanzetti, 25 anni, metalmeccanico, e Riccardo Tura, 27, barista, sono partiti da Rimini a febbraio con due biciclette, una tenda e pochi risparmi

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Rimini, 23 aprile 2026 – C’è chi ha letto "Il giro del mondo in 80 giorni" e chi quel viaggio prova a costruirlo davvero. Emanuele Lanzetti, 25 anni, metalmeccanico, e Riccardo Tura, 27, barista, sono partiti da Rimini a febbraio con due biciclette, una tenda e pochi risparmi messi insieme tra lavoro e stagioni nel catering del Superbike. Destinazione Australia: 25mila chilometri senza scorciatoie.

Carolina, 9 anni e il regalo speciale dei carabinieri: “Da grande voglio essere una di voi”

"A Chimboy, nell’Uzbekistan nord-occidentale, in Karakalpakstan".

Quando il viaggio è diventato reale?

"È nato anni fa, lavorando insieme. Dicevamo: dobbiamo andare lontano".

"I primi cento chilometri sono stati un’agonia. Poi inizi a capire che sei dentro e non torni indietro".

Che strada avete già fatto?

"Trieste, poi Slovenia, Balcani fino alla Grecia. In Turchia siamo andati a istinto: Cappadocia e poi nord-est tra le montagne. Poi Georgia e Mar Caspio. Ora Kazakistan con prossime tappe Uzbekistan e Samarcanda".

Vi preoccupavano le guerre?

"Sì, ma è una paura più italiana. Qui ci dicono: un anno succede una cosa, un anno un’altra, poi passa. Non la sentono addosso ogni giorno. L’unico consiglio concreto è stato evitare l’Iran".

Quando avete capito che dovevate cambiare approccio?

"In Bosnia. Era Ramadan. Eravamo stanchi e volevamo solo cucinare. In ostello abbiamo acceso un fornello a benzina sul balcone: fa rumore e odore forte. Il gestore entra in camera, su tutte le furie".

"Ci ha detto che avevamo cinque minuti per andarcene, che eravamo gente arrivata dalla foresta. In quel momento aveva ragione lui. Siamo usciti al freddo, senza sapere dove andare. Dopo un chilometro abbiamo trovato un uomo in giardino che ci ha accolti in casa. Lì abbiamo capito: devi adattarti, chiedere, rispettare".

Vi siete persi anche quello che succede in Italia?

"Sì. Durante l’ultima partita della Nazionale eravamo in Turchia, su un altopiano a duemila metri. Dovevamo riuscire a passare il valico, senza farci male. Il resto è passato in secondo piano".

Come restate in contatto con casa?

"Con due telefoni satellitari e tracciamento attivo".

Com’è una giornata tipo?

"Sveglia alle 6.30, spesso 7.15. Uscire dal sacco a pelo con i vestiti umidi è la parte peggiore. Poi si pedala, anche 100 chilometri".

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© il Resto del Carlino