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Moschea per 20.000 fedeli, i palestinesi: «A Padova ci serve. Così isoliamo gli integralisti»

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01.09.2026

Salim El Maoued è un medico di base ed è vicepresidente della comunità islamica in Veneto. In Italia dal 1981, palestinese nato in Libano, è oggi il raccordo tra le varie comunità musulmane a Padova. Il che è molto più che essere un semplice punto di riferimento. È un volto e una voce per mediare e nel caso contrattare. Soprattutto se si parla di moschea.

Dottor El Maoued, perché le comunità musulmane tornano a chiedere a gran voce la costruzione di una moschea a Padova?

«La realtà oggi fotografa una situazione frammentata di luoghi associativi nei quali si prega ma che non sono però moschee anche nel senso di quell’idea di luogo di culto presente nella legge italiana. Comprendere questa differenza è fondamentale anche nell’ottica dell’integrazione. Alcuni spazi non sono più né idonei né dignitosi, altri luoghi costituiscono motivo di tensione con le persone che abitano a ridosso delle sedi di queste associazioni. Per tutte queste ragioni e per un numero sempre maggiore di fedeli, c’è la necessità di un luogo unico e idoneo per i 20 mila fedeli musulmani qui presenti. Uno spazio non solo per professare la fede ma anche per altre attività».

Ecco, parliamo di queste altre attività. C’è chi teme, come già accaduto in Europa, che una moschea possa diventare uno spazio per coltivare integralismi, promuovere estremismi.

«Guardi conosco questa realtà da molti anni. Dico questo: tutte le comunità ci........

© Il Mattino di Padova