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Oltre la propaganda: cosa raccontano davvero i dati sulla sicurezza in Italia

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06.07.2026

Per oltre quattro anni il tema della sicurezza è stato uno dei pilastri della comunicazione politica del governo di centrodestra. Immigrazione, ordine pubblico, lotta all’illegalità e controllo del territorio sono stati presentati come priorità assolute. Tuttavia, un’analisi dei dati ufficiali dell’ISTAT e del Ministero dell’Interno mostra un quadro molto più articolato rispetto alla narrazione politica dominante.

La prima evidenza è che parlare genericamente di “emergenza sicurezza” può risultare fuorviante. L’Italia continua infatti a essere uno dei Paesi europei con il più basso tasso di omicidi volontari. Il fenomeno è diminuito drasticamente negli ultimi decenni, passando da quasi 2.000 omicidi l’anno all’inizio degli anni ’90, a poco più di 300 casi annui negli ultimi anni. Si tratta di un calo storico che rende l’Italia uno degli Stati occidentali meno violenti sotto questo specifico indicatore.

Ma fermarsi agli omicidi significherebbe ignorare il vero cambiamento della criminalità italiana.

I dati mostrano che, mentre la criminalità violenta continua, nel lungo periodo, a diminuire, aumentano invece quei reati che incidono direttamente sulla percezione quotidiana della sicurezza. Furti, rapine, truffe online, borseggi, frodi informatiche e microcriminalità rappresentano oggi una quota rilevante delle denunce presentate alle forze dell’ordine. A questi si aggiungono fenomeni come le truffe agli anziani, i reati predatori nelle grandi città e la crescente criminalità digitale, che richiede competenze investigative completamente diverse rispetto al passato.

Secondo numerosi criminologi, la sensazione di insicurezza percepita dai cittadini deriva soprattutto dalla........

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