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Grazie, Vittorio Messori
Ti ho incontrato che avevo vent’anni. Le prime tue pagine che lessi furono quelle di Inchiesta sul cristianesimo, scoperto “per caso”. Avevo vent’anni e credevo con il cuore. Cresciuto in una famiglia cattolica, educato alla fede, non avevo attraversato nessuna ribellione giovanile. Ma non la avevo, fino ad allora, pensata. E altri pensieri si affacciavano alla mia mente. Pensieri di chi la fede non aveva mai avuto o che aveva abbandonato. Sono certo che, senza quel testo tra le mani, la mia vita avrebbe seguito un percorso diverso. In quel libro affrontavi, quasi sfidavi, le “ragioni del no” e le confrontavi con quelle di chi la fede aveva conservato, trovato o ritrovato.
Gli “avversari” li conoscevi bene, tu stesso avevi giocato tutta la prima parte della tua vita nella loro squadra. Da Leonardo Sciascia a Luigi Firpo per finire con Umberto Eco che si congedò dicendoti che nella Chiesa “malgrado tutto trovavo consolazione” e raccontandoti una barzelletta:
«Un omicida, sopraffatto dai rimorsi entra in una sinagoga: “Rabbi, ho ucciso”. “Che il sangue di quell’uomo sia sul tuo capo!”, replicò il rabbino. Fu poi la volta del tempio protestante: “Pastore, ho ucciso!” e quello: “Mi hai preso per un confessore? Chiedi perdono a Cristo e poi vallo a dire alla........
