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Votare sì al referendum perché si ha il coraggio di cambiare
Circola online una breve ma significativa clip in cui la cantante Fiorella Mannoia, interrogata da Michele Santoro sul referendum sulla magistratura, dice:
«È proprio sbagliato che debbano essere i cittadini a decidere su sette articoli della Costituzione. Ma la maggior parte della gente cosa ne sa?». E poi, subito dopo: «Io voto no perché non ci capisco, non lo voglio sapere. Io voto no perché ho paura di sbagliare. Perché quel che decideremo oggi si riverserà sulle generazioni future. Io non voglio che la magistratura sia assoggettata alla politica. È molto pericoloso, io questa responsabilità non me la voglio prendere. Io voto no perché non voglio questa responsabilità sulle mie spalle».
«È proprio sbagliato che debbano essere i cittadini a decidere su sette articoli della Costituzione. Ma la maggior parte della gente cosa ne sa?». E poi, subito dopo: «Io voto no perché non ci capisco, non lo voglio sapere. Io voto no perché ho paura di sbagliare. Perché quel che decideremo oggi si riverserà sulle generazioni future. Io non voglio che la magistratura sia assoggettata alla politica. È molto pericoloso, io questa responsabilità non me la voglio prendere. Io voto no perché non voglio questa responsabilità sulle mie spalle».
Non ha capito nulla, non vuole «prendersi responsabilità», però vota no perché l’unica cosa che ha capito è che «la magistratura sarà assoggettata alla politica». Ci spiace dirglielo signora Mannoia, ma lei non solo non ha capito nulla, ma addirittura l’unica cosa che ha capito è sbagliata. Questa riforma, infatti, non dice in nessun punto che ci sarà questo “assoggettamento”, ma anzi fa in modo – basta leggere il testo degli articoli modificati, in particolare il 104 – che sia minore di quanto lo è attualmente.
Le parole di Mannoia sono rivelatrici di quanto sia stata efficace la propaganda di chi è per il no, a partire dai cartelloni fatti esporre nelle stazioni e sugli autobus dal comitato per il no («vorresti i giudici che dipendono dalla politica? Vota no»), una balla colossale e vergognosa, spacciata per confondere le idee a tutte le Mannoia d’Italia.
Anche ieri, durante il podcast Pulp, condotto da Fedez e Mr. Marra con ospite la presidente del Consiglio, c’è stato un altro momento rivelatore. Sul finire della puntata, il conduttore ha voluto accusare entrambi i fronti di avere fatto propaganda, di aver esagerato, di aver usato argomentazioni false per convincere gli elettori. A quel punto, Giorgia Meloni ha avuto gioco facile a fargli notare che era da più di un’ora che stava parlando del merito della riforma, di cosa prevedeva e del perché il refrain della “politica che controlla i giudici” fosse una bufala clamorosa. A ben vedere, è vero l’esatto contrario.
Giudici terzi e imparziali
A Mannoia andrebbe dunque consigliato di non scoraggiarsi: ha tutti gli strumenti necessari per capire di cosa stiamo parlando. Basterebbero due righe: non c’è giustizia senza un giudice imparziale. Questa riforma vuole che i giudici siano e appaiano realmente terzi e imparziali.
E per fare ciò la legge Nordio adotta tutta una serie di misure – la separazione delle carriere, il doppio Csm, il sorteggio, l’Alta Corte – per garantire al meglio tale imparzialità. Tirare in ballo il governo Meloni, la mafia, la massoneria e tutto il resto dell’armamentario propagandistico usato in questi mesi dal fronte del no è servito solo a confondere le teste degli elettori.
Mancano ancora pochi giorni al voto, si può rimediare. Che Mannoia e altri elettori di sinistra non si fidino della presidente del Consiglio è comprensibile. Potrebbero, però, almeno confrontarsi con chi viene da una chiara storia di sinistra (Barbera, Ceccanti, Pisapia, Morando, Di Pietro…) e stare a sentire come hanno motivato le loro ragioni in merito al referendum. Si può votare no perché si ha «paura di sbagliare», oppure si può votare sì perché si ha il coraggio di cambiare.
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