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Scavuzzo: Milano e «quella crisi di prospettiva che ci deve preoccupare»

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26.04.2026

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Scavuzzo: Milano e «quella crisi di prospettiva che ci deve preoccupare»

Pubblichiamo di seguito la trascrizione – con minimi interventi redazionali per agevolare la lettura – dell’intervento che Anna Scavuzzo, vicesindaco e assessora alla Rigenerazione urbana e Educazione del Comune di Milano, ha pronunciato venerdì 17 aprile al convegno “Milano, fine dei giochi?”, organizzato da Tempi e Ccl – Consorzio Cooperative Lavoratori nella Sala delle Accademie della Veneranda Biblioteca Ambrosiana.

Un ricordo di Luigi Amicone

Permettetemi intanto di ringraziarvi sia per l’invito che per l’occasione. Forse l’avete fatto all’inizio di questa mattinata, ma come Manfredi Catella ricordava l’invito esteso tramite Alessandro Maggioni, io non non celo il fatto che oggi qua ricordo Luigi Amicone: una persona che anche nella battaglia, che in Consiglio comunale non è mai mancata, però è stato per me esattamente quel pungolo e quello stimolo per capire che cosa volesse dire mettere al centro una visione di città e non una visione di parte.

E parto proprio da qui, perché la provocazione di Maurizio [Lupi] su questa prospettiva, rispetto anche alle necessità che oggi affrontiamo, io la sposo in pieno: oggi noi abbiamo bisogno di molta più politica di quella che stiamo facendo, considerando anche quel senso profondo di responsabilità che c’è nell’assumersi l’onere e l’onore di dare degli indirizzi perché altri possano fare meglio e di più di quello che non faresti da solo. Certamente questa prospettiva si sposa con l’esperienza che stiamo vivendo oggi.

Si citava il lavoro anche bipartisan che stiamo affrontando sulla “legge speciale per Milano”: io voglio partire da qua, anche perché – mi permetterete una battuta – io non mi posso fermare alla politica, perché oggi sono anche un amministratore, un’amministratrice, e quindi nelle cose che condividerò con voi, oltre a esserci una visione di prospettiva che ha necessità di guardare i prossimi 5, 10, 15 anni, c’è bisogno anche di guardare al quotidiano e all’oggi, perché evidentemente quella capacità di attirare fiducia e consenso si fa con i grandi scenari, che fanno capire dove butti il cuore e qual è la prospettiva nella quale chiedi ad altri di accompagnarti e di fare la strada con te, ma un po’ come diceva Calvino: «Senza pietre non c’è arco». Quindi è necessario avere una visione lunga, ma è anche necessario sapere quali sono i passi che permettono interventi anche per chi ce li chiede oggi.

Il percorso interrotto verso il nuovo Pgt

E allora parto da una prima considerazione. Secondo me il danno maggiore che abbiamo affrontato nel corso di quest’anno, dell’anno scorso, e che mi ha visto fra l’altro entrare in un ruolo che non era il mio… Non perché non mi sia mai occupata di urbanistica: io nella “rivoluzione arancione” ero la capogruppo di Pisapia (e [confermo che] quella vertenza sulla M4 è andata esattamente così come Maurizio [Lupi] la descriveva, però ha avuto una storia lunga che si è dispiegata), quindi sono dentro le questioni della città da tempo, anche se non........

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