Alla fine dei giochi ricomincia Milano
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Alla fine dei giochi ricomincia Milano
Ci sono tre cose che mi hanno quasi ucciso. La prima è l’abitudine: una strada percorsa quasi ogni giorno per vent’anni, fino a non vederla più. La seconda è il senso di onnipotenza: in quei giorni ero a mille, le cose andavano bene, mi sentivo invincibile. La terza è la velocità: andavo troppo forte per potermi fermare in tempo. Messi insieme, questi tre ingredienti producono un solo risultato possibile: la morte. A me è andata bene. Mi sono svegliato dopo 25 giorni di coma farmacologico, a causa di un gravissimo incidente motociclistico, e ho avuto il tempo – molto tempo, nei giorni e nelle notti in cui capivo che la mia vita era definitivamente cambiata – di analizzare con lucidità cosa era successo. Non per autocommiserazione, ma perché capire le cause è l’unico modo per non ripetere gli errori. Lo scrivo qui perché penso che quelle tre cause valgano come monito anche per le città. Le città sono organismi viventi: crescono, si ammalano, possono rantolare. E Milano, in questi anni, ...
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