Quando i treni arrivavano in orario, maternità e infanzia
Cari amici lettori, mi sembra arrivato davvero il tempo di archiviare l’antifascismo di salotto e di piazza. Il fascismo è finito da più di ottant’anni e solo i vecchi come me (ma ormai siamo rimasti in pochi) possono ricordare l’adunata dei balilla e la battaglia del grano.
Nessuno pensa di riproporre la dittatura o la camera delle corporazioni. Le adunate e la persecuzione degli ebrei, oltre che ai pochi anni del nazifascismo, oggi appartengono alla “piazza larga” e ai gruppi “antifa”. La società di oggi e i suoi problemi sono assai diversi rispetto a un secolo fa.
Autarchia è una bestemmia, ma è evidente che se applicassimo il principio in materia di energia, costruendo (come fa il resto del mondo) strutture di produzione nucleare, idrica o come altro si preferisce, molti gravi problemi sarebbero spazzati via. Ricordo che, quando ero ragazzo, il ventennio fascista era sfottuto come “il regime in cui i treni arrivavano in orario”.
Frase coniata non certo dai neofascisti, ma dagli antifascisti, che all’epoca avevano ancora una ragion d’essere. I treni oggi non arrivano più in orario, a volte non arrivano proprio: attentati dei terroristi rossi, incidenti, frane o qualsivoglia altro motivo (Non anche l’insufficiente manutenzione?) fanno sì che la Tav e altri simili convogli........
