Il viaggio della Cia a Mosca per dire fine al conflitto
Ci vorrà del tempo per stabilire con precisione quali siano state le ragioni che hanno portato John Ratcliffe, Direttore della Cia – la principale organizzazione dei Servizi segreti statunitensi – a volare, forse precipitosamente, a Mosca, per incontrare a quel che se ne sa (e nemmeno questo si sa, attendibilmente) i suoi omologhi della Federazione Russa. Quel che però si sa – e non si sa se volutamente o meno lo si sa – è che quel volo c’è stato e che i colloqui anche. Dunque, è dato di conoscenza comune che questo viaggio non di routine è avvenuto e che a decidere di spostarsi, ovviamente non spontaneamente ma per puntuale mandato del Comandante in capo Usa, è stato il versante occidentale non quello orientale del Globo.
Insomma, ad avvertire la necessità del viaggio di lavoro non sono stati gli ex sovietici, bensì gli yankee. Non è un dato obiettivo da poco. Di norma, a chiedere incontri, a sollecitare mediazioni, a proporre tavoli di lavoro è chi ne ha bisogno, è lui a sollecitare interventi che possano risolvergli problemi. E dunque, per quel che se ne può sapere, in questo caso ad avvertire la necessità d’incontrarsi non è stata la Federazione Russa, bensì l’emissario del Paese a stelle e strisce. Di certo non si è trasferito a Mosca con in mano il proverbiale ramoscello d’ulivo, ma a Mosca è andato lui. Ora, quel viaggio molte cose potrà significare, ma una con particolare probabilità la significa.
C’è un convitato di pietra in questa guerra insulsa che Vladimir Putin ha decretato, attuato e che va conducendo con pertinacia:........
