Flotilla e diritto violato tra provocazioni e abusi
Le ultime vicende della Global Sumud Flotilla, del suo abbordaggio in acque internazionali nei pressi dell’isola di Cipro e del trasferimento in luoghi di detenzione israeliani hanno nuovamente aperto, com’è comprensibile, a scontri, in parte ideologici, in parte invece fondati sull’esame dei fatti, sempre che i fatti di cui in questi giorni si parla abbiano a loro volta effettivo fondamento.
Lo scontro ideologico è quello consueto tra i nemici storici di Israele ed, in modo più sotteso, del popolo ebraico, ed i difensori ad oltranza dello stato d’Israele. I primi, ovviamente, enfatizzano le illegalità delle azioni di Tel Aviv, illegalità indubbie sul piano del diritto internazionale ed anche umanitario; i secondi tendono invece a porre l’accento sul carattere provocatorio dell’azione inscenata dalla sedicente formazione pacifista, per sostenere, nella sostanza, che essendo una provocazione, appunto, le conseguenze che si sono avute, se non proprio cercate, certamente c’era da attendersele.
Non c’è dubbio che del vero v’è nell’una e nell’altra posizione. Quella formazione di variopinte imbarcazioni popolate da molti fanatici, non pochi possessori di verità e testimoni di fedi incrollabili, tutti accomunati da uno sfondo di velleitarismo e dall’intento evidente di crear tensioni finalizzate alla denuncia, piuttosto che dalla convinzione di poter effettivamente risultare d’aiuto in un territorio in cui è assolutamente impossibile si consentisse loro di metter piede, quella formazione di variopinte imbarcazioni sono andate incontro ad una sorte non solo........
