Fisica quantistica: una nuova non-lezione sull’anima
La coscienza è forse la parola con cui l’uomo ha dato un nome allo stupore di esserci. Deriva dal latino "conscientia", a sua volta composta da cum e scire: sapere insieme, conoscere con gli altri, essere consapevoli del mondo, ma soprattutto di sé stessi. Eppure contiene cose diverse. È vigilanza, memoria, identità. È la voce morale che distingue il bene dal male. È quel teatro privato nel quale il dolore non è soltanto un impulso nervoso, ma “il mio” dolore. Evidentissima per chi la vive, ancora inafferrabile per chi la studia. Prima delle neuroscienze, la coscienza occupava il territorio dell’anima. Per Platone essa precede il corpo e gli sopravvive. Per Aristotele è la forma del vivente, il principio che organizza la materia. Cristianesimo e islam legano la morte a una vita futura; nell’induismo l’ātman attraversa le esistenze, mentre il buddhismo sorprende l’Occidente negando un io permanente, non una sostanza identica a sé stessa, ma un fluire di processi. L’umanità ha immaginato........
