Un governo longevo e senza alternative
Quando Giorgia Meloni, il 22 ottobre del 2023, divenne presidente del Consiglio, l’opposizione di sinistra, rappresentata dal peggio che potesse capitarle, Elly Schlein e Giuseppe Conte, da subito, senza neanche valutarne le dichiarazioni programmatiche, le riservò una raffica di maldicenze.
A riprova di un malanimo pregresso, incontenibile dopo la sconfitta, che degenererà in una permanente campagna elettorale nel segno esclusivo dell’istigazione all’odio dell’avversario. Riassumibile nel motto d’incerta attribuzione tra Plutarco e Francesco Bacone: “Calunniate, calunniate, qualcosa resterà”.
Divenuto la guida quotidiana dei due aspiranti premier in lizza, che si illudevano e si illudono ancora di poterle succedere ricorrendo a un sistematico discredito. Incuranti di ogni oggettivo merito, da puntare a infastidirla con una insolente filastrocca, poi corale: “Giorgia Meloni vieni in aula a riferire”.
“Meloni il paese ti sta........
