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Isabelle Huppert: “Sul set mi sono trasformata tante volte ma non ho mai rinunciato a essere me stessa”

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08.04.2026

Isabelle Huppert, 73 anni

Roma – Fu uno scandalo clamoroso che tenne banco in Francia tra il 2009 e il 2010. Al centro dell’affaire Bettencourt, l’ereditiera del celebre marchio L’Oréal, trascinata in tribunale dalla figlia per avere donato uno dei suoi 40 miliardi al giovane fotografo François-Marie Banier. Brillante e sfrontato, era riuscito a insinuarsi nella vita di Liliane Bettencourt, in quell’esistenza dorata ma a cui mancava qualcosa. “Con lui scopre la gioia di vivere”, dice Isabelle Huppert, che la interpreta, con il nome di Marianne, nel film ispirato a quella vicenda. Scritto e diretto dal regista francese Thierry Klifa, La donna più ricca del mondo, dal 16 aprile nelle sale, ha aperto la sedicesima edizione di Rendez-Vous, rassegna delle migliori, recenti opere d’oltralpe. Inesauribile, una lunga carriera costellata di premi, una delle più grandi attrici francesi e internazionali, girerà prossimamente un film con Dario Argento, remake di un sanguinolento horror messicano degli anni Quaranta. “Un film del genere mi mancava – precisa – e quindi con entusiasmo ho accettato”.

Huppert, conosceva la storia di Liliane Bettencourt?

“Non sapevo praticamente nulla di lei, anche perché in Francia abbiamo iniziato a conoscerla quando è scoppiato lo scandalo e lei era ormai in età avanzata. Non c’è nulla sul periodo precedente, su quando ha conosciuto il fotografo e tutto è cominciato, anche perché una famiglia di quel tipo non si mostrava, era molto riservata. Ma la sceneggiatura era scritta talmente bene che, pur non disponendo di sue foto o video di quegli anni, ho potuto immaginarla e interpretarla”.

Secondo lei una donna tanto ricca e potente cosa ha trovato in quel fotografo?

“Il film parla proprio di questo, cioè di come sia possibile che qualcuno subisca fino a quel punto il fascino di una persona. Il fotografo era un personaggio molto carismatico, brillante, intelligente. In realtà anche lei era molto brillante e intelligente, come mi hanno raccontato alcune persone che l’avevano conosciuta bene. Quindi, non una donna soggiogata dal fascino di quest’uomo ma due persone che si sono incontrate e hanno costruito un rapporto basato sulla gioia di vivere, sul godere dei tanti piaceri della vita. Tutte cose che l’ambiente in cui viveva, non le offriva. E poi con lui, le si aprono le porte del mondo dell’arte, un mondo che la affascinava ma che fino ad allora le era precluso. E diventa una sorta di mecenate, cosa che all’epoca non succedeva spesso come ora”.

Lei troverebbe affascinante un uomo così?

“Sì, si potrebbe cedere al fascino di un uomo così perché è molto provocatorio ma anche molto divertente”.

Il film parla anche di altro.

“Man mano che la storia va avanti, assume toni quasi shakespeariani perché, se il rapporto con il fotografo introduce elementi di leggerezza, quello con la figlia conduce verso la tragedia. Per la figlia, che la trascina in tribunale, non è solo una questione di soldi. Quando vede che la madre ama quel fotografo, capisce che è capace di amare e questa consapevolezza la devasta perché a lei, sua figlia, non l’ha mai amata”.

C’è un elemento che accomuna i tanti personaggi che ha interpretato?

“Sicuramente l’elemento comune sono io. È stata una fortuna che nel corso della carriera mi siano stati proposti ruoli diversi, e poi io stessa ho sempre preferito scegliere personaggi per me totalmente nuovi, che non avevo ancora interpretato. Mi sono così trasformata tante volte, ma mai fino in fondo. Mai rinunciando del tutto a essere me stessa. Credo che sia il sogno di tutte le attrici poter continuare a declinare le diverse versioni che ognuno custodisce dentro di sé. Io l’ho fatto, ma senza rinunciare mai del tutto a essere quel che sono”.

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