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Instagram, la nuova opzione Meta AI che può “clonarti”: come disattivarla e proteggere le tue foto

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10.07.2026

Con Muse Image, Meta permette di citare profili Instagram pubblici nei prompt e usare le loro foto come riferimento per creare nuovi contenuti. Una funzione che si può disattivare, ma che riapre il nodo del controllo sulla nostra identità digitale

Per anni abbiamo pensato che il rischio di Instagram fosse essere guardati troppo. Adesso il problema cambia forma: non riguarda più soltanto chi vede le nostre foto, chi le salva, chi le commenta o chi le condivide, ma chi può usarle come materia prima per creare qualcosa che non è mai accaduto. Una scena nuova, un’immagine nuova, un contesto nuovo. Con dentro, però, la nostra faccia, il nostro corpo, il nostro profilo pubblico, la nostra identità digitale.

È questo il punto più delicato del lancio di Muse Image, il nuovo modello di generazione immagini presentato da Meta, la società di Mark Zuckerberg che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp. Ufficialmente è un passo avanti nella creatività assistita dall’intelligenza artificiale: si scrive un prompt, si chiede all’AI di creare o modificare un’immagine, si ottiene un contenuto pronto da condividere nelle app dell’ecosistema Meta. Ma dentro il comunicato c’è una frase che ha acceso l’allarme tra utenti ed esperti di privacy: sarà possibile menzionare account Instagram nei prompt e portare quei profili dentro le immagini generate dall’AI.

In altre parole, se un profilo Instagram è pubblico, le sue foto possono diventare un riferimento visivo per una nuova creazione artificiale. Non è il vecchio repost, non è il tag in una Storia, non è lo screenshot di una fotografia già esistente. È un passaggio ulteriore: l’immagine pubblicata anni fa per raccontare una vacanza, un lavoro, una serata, una campagna, un momento familiare, può essere utilizzata per costruire un contenuto diverso, plausibile, realistico, ma generato.

Il punto, però, non è soltanto la privacy intesa nel senso classico del termine. Non si tratta più solo di proteggere una foto, impedire un download, evitare un repost non autorizzato o limitare la visibilità di un profilo. Con l’intelligenza artificiale generativa entra in gioco qualcosa di più profondo: l’identità digitale. Cioè l’insieme delle immagini, dei gesti, delle pose, dei luoghi, degli abiti, delle espressioni e dei frammenti di vita che negli anni abbiamo consegnato alle piattaforme e che oggi possono diventare materia prima per creare versioni nuove, artificiali e potenzialmente fuori controllo di noi stessi.

Per questo Muse Image non va letto soltanto come l’ennesimo strumento creativo lanciato da Meta. Va letto come un cambio di fase. Fino a ieri pubblicare una foto significava accettare che quella foto potesse essere vista, commentata, salvata o condivisa. Oggi può voler dire anche permettere che quell’immagine contribuisca a generare qualcosa che non abbiamo mai fatto, mai detto, mai vissuto, ma che può assomigliarci abbastanza da sembrare credibile.

La funzione che trasforma Instagram in un archivio per l’AI

Meta presenta Muse Image come il suo primo modello di generazione immagini sviluppato da Meta Superintelligence Labs e integrato in Meta AI. Il sistema permette di creare immagini da zero, modificare fotografie già esistenti, combinare riferimenti visivi, usare preset creativi e ottenere........

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