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Il mistero delle Mummie di Venzone: come hanno fatto questi corpi a conservarsi per secoli senza imbalsamazione?

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19.08.2026

Sotto il Duomo di Venzone alcuni corpi si sono mummificati spontaneamente senza alcuna imbalsamazione. Dal Gobbo medievale al misterioso microclima delle tombe, la storia delle mummie friulane che hanno sfidato per secoli la decomposizione.

Non ci sono bende, resine, unguenti, organi rimossi o sacerdoti incaricati di preparare il corpo per l’aldilà, e non c’è neppure il clima caldo e arido che associamo istintivamente alle mummie egizie. Ci sono invece un piccolo borgo fortificato del Friuli-Venezia Giulia, il pavimento di una chiesa, alcune antiche sepolture e una combinazione di condizioni naturali tanto particolare da aver trasformato dei comuni defunti in qualcosa che nessuno aveva previsto: mummie spontanee, con pelle, arti e tratti anatomici sopravvissuti per secoli alla decomposizione.

È questo il mistero delle Mummie di Venzone, custodite oggi nella cripta della Cappella cimiteriale di San Michele, accanto al Duomo di Sant’Andrea Apostolo. Cinque corpi sono attualmente esposti al pubblico, ma nel corso del tempo quelli rinvenuti nelle tombe della chiesa e nelle sue immediate vicinanze furono quasi quaranta, abbastanza da trasformare un fenomeno apparentemente casuale in uno dei casi di mummificazione naturale più singolari d’Italia.

La parte più sorprendente della storia, però, è che nessuno cercò di conservarli.

Tutto cominciò nel 1647 con un corpo che non avrebbe dovuto essere così

Nel 1647, durante alcuni lavori di ampliamento del Duomo di Venzone, venne aperta una tomba risalente al XIV secolo. All’interno non apparve lo scheletro che ci si sarebbe aspettati dopo quasi trecento anni, ma il corpo disseccato di un uomo che conservava ancora una parte consistente dei tessuti.

La postura e una evidente curvatura della schiena gli valsero il nome con cui sarebbe diventato celebre: il Gobbo di Venzone. È la più antica delle mummie note del paese e il suo sepolcro medievale si trovava sotto quella che oggi è la Cappella del Rosario.

Il ritrovamento del Gobbo fu soltanto l’inizio. Nei secoli successivi, e in particolare durante le riesumazioni compiute nell’Ottocento, dalle tombe ricavate sotto e intorno al Duomo emersero altri cadaveri che presentavano lo stesso fenomeno, fino a raggiungere un numero complessivo vicino alla quarantina. Non erano, però, tutti medievali: mentre il Gobbo proveniva da una sepoltura trecentesca, le altre mummie conservate sono perlopiù riconducibili al XVIII e al XIX secolo, e nel complesso le salme associate al fenomeno di Venzone coprono un arco cronologico che va dal 1348 al 1881.

Ed è proprio questo a rendere il caso scientificamente ancora più interessante, perché la mummificazione non sembra essere stata l’effetto irripetibile di una singola sepoltura medievale, ma un processo........

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