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Ecco la lista delle storiche aziende italiane finite in mani estere (sono più di mille)

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24.05.2026

Dal 2021 sono oltre mille le società tricolori acquisite da investitori istituzionali stranieri. Ecco chi sono, da Tim a Radici Group.

L’ultima preda finita nel carniere di una società straniera è Radici Group, storica azienda chimica bergamasca con 3 mila dipendenti e più di un miliardo di euro di fatturato. L’ha comprata Lone Star, un fondo texano, che ha messo a segno l’ennesimo passaggio di un pezzo del made in Italy al mondo della finanza e dell’industria internazionali. Radici si aggiunge a Golden Goose, Prima Assicurazioni, Saras, Ima, Bialetti, la rete fissa di Tim, la divisione gaming del gruppo De Agostini e ad altre decine di medie aziende la cui proprietà è finita oltre confine tra il 2024 e il 2025.

Negli ultimi quattro anni, come rivelano i risultati dell’indagine di Kpmg, sono state effettuate in Italia più di 5 mila operazioni di fusione e acquisizione (M&A): in oltre 1.400 casi hanno visto l’ingresso di una società o di un fondo straniero in un’impresa italiana.

Radici Group passa al fondo texano Lone Star: il made in Italy continua a parlare straniero

Questo fenomeno si lega a un’altra tendenza preoccupante, il progressivo svuotamento della Borsa italiana: negli ultimi 10 anni quasi 200 società hanno lasciato Piazza Affari e nel 43% dei casi il delisting ha coinciso con il passaggio del controllo a capitali esteri.

Ci troviamo dunque in una situazione paradossale, un circolo vizioso dove il fiume dei risparmi degli italiani irriga i grandi nomi di Wall Street, mentre verso le aziende tricolori quotate scende un rivolo di liquidità. Risultato: le nostre società sono sottovalutate, costano poco e diventano facile obiettivo dei fondi. Intendiamoci, ci sono anche gruppi italiani che crescono a furia di acquisizioni all’estero, come Campari, Ferrero, Prysmian, Beretta, Sesa (informatica). Ma le nostre imprese che riescono a darsi dimensioni sufficienti a reggere la concorrenza internazionale e a diventare colossi nel loro settore sono poche rispetto a quelle che rischiano di finire nel mirino delle grandi multinazionali. E ora soprattutto dei fondi di private equity il cui peso sta assumendo dimensioni sempre più importanti.

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