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Quelli che tifano ayatollah: bandiere Hezbollah in piazza e la rete filo Iran tra Roma e Milano

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12.04.2026

Sono soprattutto nostri connazionali convertiti all’islam sciita (e spesso ex militanti di estrema destra), i sostenitori del regime iraniano. Così, a suon di slogan (e in assonanza con i pro Pal), inneggiano alla fine dell’Occidente.

La bandiera gialla di Hezbollah con il kalashnikov in verde, che spunta dalla prima lettera di Allah, sventola non in Libano ma nella piazza del corteo No Kings a Roma del 28 marzo. Il vessillo dei giannizzeri sciiti degli ayatollah è attaccato alla bandiera della Repubblica islamica d’Iran, verde, bianca e rossa con il tulipano simbolo del martirio, nel mezzo. Nel corteo che srotola un grande striscione con scritto “Trump boia” le bandiere iraniane si mescolano a quelle palestinesi, alle rosse dei gruppi di estrema sinistra, della Cgil e ovviamente ai colori arcobaleno della pace. Gli alfieri con le bandiere iraniane sembrano concentrati dietro allo striscione “Coordinamento nazionale No Nato”. Un gruppo che arriverebbe da Milano e sfila orgoglioso per difendere la teocrazia degli ayatollah sotto attacco di americani e israeliani.

In Italia gli amici della Repubblica islamica, in mano ai Pasdaran, fanno parte di tre centri fra Roma e Milano guidati soprattutto da nostri connazionali convertiti al Corano, che arrivano spesso da ambienti di estrema destra. A differenza dei pro Pal, che fanno l’occhiolino ad Hamas e attraggono in gran parte estremisti di sinistra.

«Il denominatore comune che unisce le narrazioni e la propaganda khomeinista all’ideologia di estrema destra e di estrema sinistra è l’ostilità verso gli Stati Uniti, Israele e l’Occidente in generale», spiega Giovanni Giacalone, che ha pubblicato un’analisi sui centri sciiti in Italia per l’istituto americano “Washington outsider center for information warfare”.

L’11 marzo quello denominato Imam Mahdi, inaugurato a Roma Tuscolano nel 2018 (ma l’associazione esiste dal 2004), posta un comunicato sull’uccisione della guida suprema dell’Iran. «L’assassinio vile e criminale, per mano degli Stati Uniti e di Israele, dell’eminente autorità religiosa e Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, il Grande Ayatollah Sayyed Ali Khamenei, ha inflitto una profonda ferita di dolore e sgomento non solo al popolo iraniano e a ogni vero musulmano» recita il necrologio. A dimostrazione........

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