Quando il rumore si spegne, restano le contraddizioni
Ci sono movimenti che nascono per rappresentare un’idea. E poi ci sono movimenti che sembrano nascere soprattutto per occupare spazio mediatico. Negli ultimi mesi il dibattito pubblico è stato attraversato da un nuovo soggetto “politico” e “culturale”: quello dei cosiddetti “gay conservatori e liberali”. Un movimento che ha cercato di ritagliarsi un ruolo all’interno della destra italiana, presentandosi come alternativa alle associazioni LGBTQIA storiche e sostenendo di parlare a nome di una parte della comunità. La loro proposta più discussa è stata quella di una legge contro l’omofobia che, però, avrebbe escluso esplicitamente le persone transgender. Un’idea che ha suscitato forti polemiche, perché difficilmente si può parlare di tutela dei diritti scegliendo deliberatamente chi merita protezione e chi no. I diritti, per definizione, non sono selettivi.
Eppure il dibattito si è acceso. Interviste, ospitate televisive, social network, dichiarazioni provocatorie. Per settimane sembrava che quel movimento fosse destinato a diventare un nuovo interlocutore della politica italiana. Poi, improvvisamente, il silenzio. Il profilo Instagram del movimento è stato disattivato. I profili personali dei principali esponenti sono diventati privati, eliminando qualsiasi riferimento al progetto. Come se tutto fosse evaporato nel giro di poche ore. Una coincidenza temporale,........
