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Nel Salone dei Cinquecento l’omaggio a Piero Gobetti

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21.03.2026

Un momento delle celebrazioni in Palazzo Vecchio

Firenze, 21 marzo 2026 – Piero Gobetti à stato ricordato ieri mattina, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, in occasione dei cento anni dalla sua prematura scomparsa. Una commemorazione pubblica sentita e partecipata, che ha inteso celebrare una delle figure più lucide, scomode e precoci del Novecento italiano. Morto in esilio a Parigi a soli venticinque anni, Gobetti continua a parlare al presente per la radicalità del suo pensiero, per la sua ostinata indipendenza di giudizio e per la capacità, rarissima, di vedere in anticipo la natura profonda del fascismo. Attorno al suo nome, nella sala più simbolica di Palazzo Vecchio, si sono ritrovati esponenti delle istituzioni, del mondo universitario e della cultura, confrontandosi con una coscienza che ancora oggi inquieta, interroga e misura la tenuta morale del nostro tempo. Non un’icona da consegnare alla retorica, piuttosto un giovane intellettuale che seppe stare dentro il suo tempo senza per questo piegarsi ad esso. Editore, animatore culturale, scrittore politico, Gobetti resta una figura che sfugge ai mausolei: troppo vivo il suo pensiero, troppo netta la sua lezione di libertà, troppo attuale la sua idea di un’Italia da rinnovare non per imitazione, ma per responsabilità.

L’iniziativa ha visto i saluti della Sindaca Sara Funaro, dell’assessore alla Cultura del Comune di Firenze Giovanni Bettarini (che ha moderato l’incontro), di Cristina Manetti, assessore alla Cultura della Regione Toscana, della rettrice dell’Università degli Studi di Firenze Alessandra Petrucci ed il ricordo di Cosimo Ceccuti, Vannino Chiti, Riccardo Nencini e Sandro Rogari. "Gobetti è una figura centrale per la storia del nostro Paese – sono state le parole dell’assessore Bettarini -. È doveroso ricordare l'eccezionalità delle sue capacità intellettuali, di visione, di organizzazione e intuito nel saper portare i temi al centro del dibattito politico. Figura di enorme coraggio umano e personale, rappresenta una delle coscienze più pure e radicali, capaci di porre con assoluta nitidezza le questioni del suo tempo, in una totale indipendenza di pensiero." La rettrice Petrucci ha invece insistito sul valore politico e morale della sua eredità: "Gobetti aveva un'irriducibile fiducia nella democrazia. Ancora oggi riposa in un cimitero parigino e la sua volontà di non rientrare in patria è un monito. Gobetti è simbolo del liberalismo progressista, della forza morale e intellettuale. Ha scritto pagine indimenticabili, di sconvolgente attualità ed è stato un profeta disarmato. In lui sono forti i valori della libertà e dell'antifascismo. Ancora oggi, i suoi ideali di democrazia liberale e sociale propongono strumenti critici per interrogarci sul nostro tempo, perché è un giovane capace di parlare ai nostri giovani".

"Mi ha sempre colpito il fatto che un giovane di soli 25 anni abbia scritto cose tanto profonde e attuali – ha commentato Cristina Manetti - Ad appena 16 anni ha aperto un giornale. In lui è sempre stata chiara una visione profetica sul fascismo, considerato non qualcosa di casuale ma di profondo e duraturo".

A seguire l’interessante e approfondita lectio magistralis del professor Paolo Bagnoli, che ha collocato Gobetti dentro un dialogo mai interrotto con il futuro del Paese: "Quella di Gobetti, attraverso l'incedere tumultuoso dei cambiamenti del tempo, interroga ancora oggi la nostra ragione. Subito dopo la sua morte si aprì un dibattito mai interrotto fino ai nostri giorni, che ha generato una letteratura priva di sosta. La sua fecondità intellettuale continua a suscitare passioni e critiche. Nei 100 anni che ci separano dalla sua morte egli appare sempre come un contemporaneo del futuro, che concepisce e motiva un'Italia altra, della modernità, i cui punti fondamentali Gobetti è stato in grado di indagare già nel 1920. Ancora oggi resta valido il suo monito: il rinnovamento dell'Italia non può venire dall'esterno. Gobetti continua e continuerà ad illuminare le nostre coscienze e ad alimentare le nostre speranze."

A chiudere la mattinata di celebrazioni è stato Roberto Badulato, segretario del Circolo Culturale Piero Gobetti di Firenze: "Ringrazio tutte le autorità e i presenti – sono state le sue parole -. Gobetti è una riflessione continua, inquietante: tutte le volte che lo si legge suscita nuove considerazioni, sulla sua etica, intransigenza, religione di libertà e di autonomia. Cinquant’anni fa il nostro Circolo celebrava in questa stessa sala il 50mo di Piero Gobetti, oggi come allora lo spirito profondamente liberale è rimasto lo stesso."

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