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Il doppio standard del centrosinistra sulle riforme costituzionali

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01.03.2026

Nel confronto politico italiano la memoria istituzionale è spesso più corta della polemica quotidiana. Il dibattito sulle riforme costituzionali in corso ne è un esempio emblematico: le reazioni sono state immediate e accese, con accuse di stravolgimento degli equilibri democratici e di compressione delle garanzie previste dalla Carta. È una dinamica comprensibile in un sistema fortemente polarizzato, ma che rischia di appiattire l’analisi sul registro dell’emergenza permanente. Il governo di centrodestra ha promosso un referendum, fissato per il 22 e 23 marzo, con l’obiettivo di modificare sette articoli della Costituzione. Una parte significativa del centrosinistra ha reagito con toni molto duri, parlando di “stravolgimento della Carta”, di “deriva autoritaria”, di rischio per gli equilibri istituzionali. Si tratta di critiche legittime nel merito politico, ma che meritano di essere inserite in una prospettiva più ampia.

Per comprenderla, occorre tornare al 2001, quando il governo guidato da Giuliano Amato approvò la riforma del Titolo V della Costituzione. In quell’occasione furono modificati ben 15 articoli (114, 115, 116, 117, 118, 119, 120, 123, 124, 125, 127, 128, 129, 130, 132), intervenendo in modo profondo sull’assetto delle autonomie........

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