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Mosca insulta Meloni: fine corsa per gli equilibristi

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22.04.2026

La decisione della Farnesina di convocare l’ambasciatore russo a Roma, dopo gli insulti rivolti in televisione da Vladimir Solovyov a Giorgia Meloni, è stata non soltanto legittima, ma necessaria. Non per una questione di suscettibilità personale, né per una forma di galateo istituzionale violato, ma perché quanto è accaduto non può essere archiviato come una delle tante intemperanze di un polemista televisivo. Solovyov non è un commentatore qualsiasi, non è una voce isolata, non è un istrione che vive di eccessi verbali. È, da anni, uno dei volti più riconoscibili della propaganda del Cremlino. E in un sistema politico come quello russo, dove l’informazione è parte integrante della strategia di potenza, nulla di ciò che viene detto in prima serata da figure di quel rango può essere considerato casuale o irrilevante. Quando un propagandista di regime sceglie di attaccare il presidente del Consiglio italiano con espressioni triviali, offensive e irripetibili, il messaggio supera di molto la dimensione della volgarità personale: assume un chiaro significato politico. Per questo Antonio Tajani ha fatto bene a reagire con fermezza, esprimendo la solidarietà del governo a Meloni e facendo recapitare a Mosca una protesta formale. Sarebbe stato grave il contrario. Sarebbe stato grave fingere che si trattasse di uno sfogo folkloristico, come se la Russia di Vladimir Putin fosse ancora un ordinario spazio pubblico attraversato da eccessi mediatici ma sostanzialmente libero. Non è così. E continuare a fingere di non capirlo significa, nella migliore delle ipotesi, non avere compreso la natura del regime russo; nella peggiore, non volerla comprendere affatto.

Ma c’è un aspetto, in questa vicenda, che merita più attenzione degli stessi insulti. Solovyov non ha aggredito Meloni soltanto con il repertorio della brutalità verbale che gli è abituale. L’ha accusata di avere “tradito” Donald Trump, di avere abbandonato una fedeltà che, a suo dire, gli aveva precedentemente giurato. È un passaggio che dovrebbe far riflettere soprattutto una certa parte dell’opinione pubblica italiana, quella che da tempo si esercita nell’arte della postura sfumata, dell’ambiguità elevata a strategia, del bilanciamento trasformato in virtù. Per anni ci è stato spiegato che in politica estera........

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