La notte dei tempi
Era una giornata serenissima, come sempre nel deserto, dove manca l’acqua persino nel cielo. La vita sulla terra è nata in una pozza d’acqua salata, un Mar Morto meno mineralizzato. La vita non è nata in grandi oceani. La Morte è nata a Gaza. In fondo Adamo ed Eva non sarebbero mai passati ad altra vita, se fossero restati (senza pretendere di scalare il cielo con l’aiuto di un serpente) nell’Eden della Mesopotamia o dello Sri Lanka o di Zanzibar. Ma noi non saremmo mai nati, allora. Come diceva Pharoah Sanders in una sua composizione jazz: The Creator has a Master Plan. Come si può parlare o scrivere sul massacro del 7 Ottobre senza ricadere nel canto di dolore o nella rievocazione? Fare un elenco dei misfatti compiuti non basta. Meglio concentrarsi su un fatto soltanto, e attorno a quello riflettere. Quello che più mi fa pensare è il concerto nel Negev, il lampo nero che ha fatto passare dalla musica alle tenebre di una strage. Ma serve anche uno sfondo, per capire il quadro che abbiamo davanti.
“Sarebbe preferibile che l’Iran si dotasse di un’arma nucleare”, ha scritto Emanuel Todd, uno che pubblica su Gallimard, mica su un manga di bassa qualità. Uno che è nipote di Paul Nizan e di Claude Lévi-Strauss. Uno che profetizza una gloriosa vittoria dell’Iran sugli Usa e Israele, un trionfo dei deboli che permetterà di far nascere una repubblica “islamica di nome, ma certo pluralista nei fatti e nelle idee”. Uno che dice, manco fosse la reincarnazione di Toni Negri o Renato Curcio o di un ultradestro degli anni Sessanta, che “la distruzione degli Stati Uniti sarà l’inizio della pace in tutto il pianeta”.
LO SLOVENO CIECO E IL CEKO IPERVEDENTE
Mi vengono in mente altre storie, altre date, altri luoghi. Penso che l’unica rivoluzione non indecente dell’età contemporanea è stata quella hippie (quella di Solidarnosc è stata eroica ma breve: l’Urss si è suicidata da sola). Poi c’è uno scrittore sloveno di cui non farò il nome ma che Ponte alle Grazie e Feltrinelli hanno trovato l’umiliante coraggio di pubblicare. Costui a un suo libro ha apposto il titolo “Contro il Progresso”, così diventa più agiato profetizzando la caduta del capitalismo, scrivendo sul sempre più hipster New York Times, e ricordando con riconoscenza la reconquista sovietica di Praga nel 1968, cui assistette. Un ex tabacchino vicino a casa mia, ceko di nascita, mi raccontò invece la sua fuga da Praga in quei giorni, e mentre lo ricordava gli scappava da piangere. Mi fece vedere i peli delle braccia che gli si erano rizzati per il ricordo. Eppure vi sono persone che senza manco capirle leggono pantagrueliche idiozie di privilegiati che devono il loro successo alle miserie umane prodotte da Iran, Russia o Hamas.
LA ALBANESE NON VESTE PRADA
Tutto si collega, quando ricordiamo il 7 Ottobre e il suo significato storico. Leggo parole e vedo foto di Francesca Albanese divenuta d’incanto una Anna Wintour di Gran classe. A differenza della ex direttrice di Vogue America, il suo look, per un servizio fotografico di Love........
