Il cattolicesimo scivola verso l’etica e la politica sociale
Si capisce che Leone XIV voglia smarcarsi da mr. president Trump, e così dare una identità forte ai cattolici americani. Ma questo tentativo ha a che vedere con la sociologia o la politica e persino col proselitismo, piuttosto che con Gesù Cristo. Vito Mancuso ha rivolto fervidi encomi alle ultime dichiarazioni e all’enciclica del papa yankee e agostiniano. Mancuso è un teologo atipico, che non crede alla fede ma ai santi storici di un’etica divina. In quanto filosofo ha avuto illuminazioni importanti, come la riscoperta del pensiero di Confucio. Ha confrontato il pensiero di grandi illuminati, scegliendo Socrate, Buddha, Confucio e Gesù (I quattro Maestri, Milano 2020). Ma Gesù non è come gli altri tre, legati alla Terra e privi di escatologia e di una via di una fuga dalla materia e dalla gravità umane.
L’Etica di Vito Mancuso è una via maestra per la società umana, ma non è Starship, il missile lanciatore di navicelle spaziali creato da SpaceX. L’Etica riguarda i “giorni difficili” dell’esistenza, non quella scienza dell’invisibile in cui scienza quantistica e fede si incontrano nel superare i confini della logica terrestre, del nostro orizzonte di eventi. Viviamo in un mondo in cui tutti credono di trovarsi ancora in un universo newtoniano, governato da un tempo lineare e dalla forza di gravità. Dove Albert Einstein non è mai nato, e nemmeno Kurt Gödel o Niels Bohr o Werner Heisenberg. La fede cristiana però non è una riedizione della teologia politica alla Jorge Mario Bergoglio. Non è nemmeno l’Etica di Mancuso (Etica per giorni difficili, Milano 2022). È un percorso alla rovescia rispetto alla logica della certezza e alle certezze della logica. È un dubbio metodico di ogni di noi su se stesso. È la ricerca non superficiale del Bene, un tentativo di fuga continuo dalla Alcatraz dei piccoli e dei grandi mali.
Nell’ultima fine settimana Mancuso su La Stampa ha rivolto un Gloria a quello che ha definito uno dei migliori discorsi di tutti i papi che si sono succeduti al soglio di San Pietro in quasi 2.000 anni. Peccato che la lettera enciclica Magnifica humanitas di papa Leone dedicata all’Intelligenza artificiale (e non solo), abbia delle luci (non rifare la Torre di Babele, la Città di Dio e quella degli uomini) ma ricada anche nel vizio di restare ancorata alla politica sociale della chiesa cattolica. Perché l’umanità commette catastrofi in continuazione, se sceglie di restare da sola. L’antropologo Yuval Noah (nomen omen) Harari nel suo saggio Sapiens, da animali a dei (2011) è esplicito. L’umanità in circa un milione di anni ha compiuto tre grandi rivoluzioni. Quella cognitiva, in primis, con la quale il Sapiens ha sviluppato un pensiero simbolico, con un linguaggio in grado di significare simbolicamente cose che non sono a contatto con chi sta comunicando, o che sono invisibili e immaginarie.
La rivoluzione agricola, che ha peggiorato la quantità e condizioni di lavoro per ottenere cibo, e aumentato l’impatto umano sulla natura. Gli umani hanno il vizio congenito di consumare tutte le risorse di un territorio dato, dopo di che – tramite la guerra oppure con la scoperta di nuove terre – andare altrove, e ricominciare da capo a consumare il territorio ottenuto. In poco tempo in tutte le Americhe sono spariti i grandi quadrupedi, bovini, equini. I sopravvissuti, Aztechi o Maya, hanno sviluppato grandi civiltà ma con una carenza spaventosa di proteine, tanto da dover ricorrere al cannibalismo (rituale e reale). Poi è arrivata la terza rivoluzione, quella industriale. Quella della Magnifica humanitas. Leone XIV ha ragione: la tecnologia (e il capitalismo, ma non il socialcomunismo) sono Magnificenza e un dono divino (Libro dei Proverbi, capitoli 1 e 2). Guai a essere luddisti. Ma, se l’umanità è come le cavallette geneticamente volta alla consunzione di territori, hanno ragione materialisticamente e algoritmicamente Elon Musk e la Nasa a cercare la via di fuga nello spazio, dopo che siamo arrivati ben oltre........
