La Salomè di Malta, da Caravaggio a Edoardo La Francesca
Nella Cappella Tornabuoni di Santa Maria Novella a Firenze è presente nella grandioso ciclo di affreschi delle storie di Giovanni Battista, una figura che domina la scena della Decapitazione. È la principessa giudaica Salomè che sta danzando graziosamente davanti al banchetto di Erode che sta per essere sempre più sedotto dalle movenze sensuali della giovane fanciulla. Il suo volto è il paradosso di quel che accadrà poco dopo la fine della sua esibizione. I suoi occhi sono sottomessi e gelidi, delusi e rasseganti alla superbia del tetrarca Erode. Le sue labbra sono chiuse e pudiche come la sua carnagione che è quasi incontaminata dal peccato. I capelli sciolti verso le punte svolazzano dolcemente sul retro sfiorando il vento causato dalla rapidità gestuale del movimento. Non è solo una danzatrice però Salomè, non lo è mai stata, e qui il Ghirlandaio ce lo fa vedere espressamente. La sua posa che pare fluttuare sul pavimento della Sala attraverso una anteposizione notevole del baricentro motorio, fa di lei una figura angelica, o, forse più propriamente, un “fantasma analettico” della sorte. In tanto garbo ed eleganza il Ghirlandaio versa la sagoma dell’angelo della morte, quale toccherà di lì a poco al Battista. L’agile e sensuale compostezza della principessa è vaticinio funesto della decapitazione del Battista, la cui testa sarà proprio ordinata e portata dalla fanciulla al cospetto di Erode. La vendetta non è sua, ma è istigazione materna, e la sua mente viene contaminata dalla legge morale familiare, che non a caso sarà alla base del sistema civile giudaico.
Questa Salomè danzante eclissa quello che sarà il suo “attributo moderno” nella storia dell’arte occidentale, ossia la testa mozza del Battista sul vassoio. Ci accorgiamo però che il registro linguistico dello sguardo rimane costante ancora nella Salomè del Caravaggio di Londra (1607) e........
